Non c'è tempo per studiare gli avversari: alle Olimpiadi si entra in scena sparando subito. L'Italia del biathlon lo fa affidando a Tommaso Giacomel la prima frazione della staffetta mista che oggi, ad Anterselva, alza il sipario sui Giochi di Milano Cortina. Una scelta netta, quasi una dichiarazione di intenti. Si parte forte, senza calcoli, nella gara che più di ogni altra misura compattezza e nervi di una squadra.
Giacomel non è un azzardo. In questa stagione ha indossato a lungo il pettorale giallo di leader della Coppa del mondo (adesso è secondo dietro al francese Pierrot), confermandosi come uno dei biatleti più continui del circuito. Toccherà a lui rompere l'equilibrio iniziale, affrontare per primo il poligono, dare ritmo alla gara su una pista che conosce palmo a palmo. Un ruolo delicato, da rompighiaccio, che richiede lucidità e freddezza. Dopo di lui Lukas Hofer, poi Dorothea Wierer e infine Lisa Vittozzi: un quartetto che mescola esperienza, talento e sangue freddo. Hofer è una garanzia nelle frazioni centrali, Wierer porta in dote il carisma della campionessa, mentre Vittozzi avrà il compito di chiudere, con tutto il peso delle aspettative sulle spalle.
"Partire bene è fondamentale, soprattutto al tiro", spiega il direttore tecnico Klaus Hoellrigl. "Lukas ha sempre fatto grandi seconde frazioni", aggiunge, chiarendo una strategia costruita nei dettagli. Il finale, invece, è affare da veterane: Wierer e Vittozzi sanno cosa significa gestire la pressione quando ogni errore può costare secondi e posizioni. L'Italia si presenta tra le favorite, forte dell'ultimo successo in Coppa del mondo e di una squadra competitiva in tutte le specialità. "La pressione c'è, ed è normale", ammette Hoellrigl. "L'importante è restare concentrati e non guardare cosa fanno gli altri". Un invito alla concretezza, in uno sport dove l'equilibrio può cambiare in pochi colpi.
Sul gruppo azzurro non sembra aver inciso nemmeno il caso Rebecca Passler, sospesa dopo una positività al letrozolo e in attesa del giudizio del Tas (il 10 l'udienza). "All'inizio è stato uno choc, ma noi conosciamo Rebecca", dice Wierer. "Le siamo vicine e le mandiamo un abbraccio". La squadra, almeno a parole, prova a blindarsi. Per Dorothea queste saranno le ultime Olimpiadi della carriera. "È bello poter chiudere qui, nella mia Anterselva", racconta, tra emozione e consapevolezza. Lisa Vittozzi, invece, insegue la prima medaglia olimpica individuale.
"Ho sensazioni positive, ho tutte le carte in regola", assicura.L'Italia c'è, e ci crede. Ma nel biathlon, dove contano gli sci come il sangue freddo al poligono, una verità resta immutabile: nulla è scritto prima dello sparo finale.