Goggia, malleolo rotto. Tornerà in pista nel 2019. "Dovrò cambiare i piani"

Sul ghiacciaio di Hintertux è un venerdì di fine ottobre, le gigantiste azzurre stanno affrontando il secondo giro della mattinata fra i pali. Sofia in pista! comunicano le radioline. Tratto finale, un errore di linea, il tentativo di recuperare, un rimbalzo anomalo sulla neve, l'avvitamento su se stessa e bum, la caduta. Racconta l'allenatore Gianluca Rulfi: «Si è rialzata, rimessa lo sci che si era sganciato, voleva addirittura tornare in partenza e riprovarci, aveva male ma non malissimo, l'abbiamo dovuta fermare». Federico, il fisioterapista della squadra, l'ha fatta sedere e l'ha aiutata a togliere lo scarpone. A quel punto si è capito che qualcosa non andava. E la conferma è arrivata ieri, perché il malleolo peroneale della gamba destra di Sofia Goggia si era fratturato e la bergamasca, che sabato prossimo avrebbe dovuto cominciare la sua stagione nello slalom gigante di Sölden, non potrà sciare per un paio di mesi. «Se vogliamo guardare il lato positivo della faccenda, Sofia non si è fratturata un osso portante, quindi il recupero sarà più rapido, lo vedo nei tempi di quello di Federica Brignone, che ad agosto si è fatta una microfrattura al piatto tibiale e dopo 60 giorni ha rimesso gli sci».

Rulfi la prende con filosofia, è lui l'allenatore responsabile del nuovo gruppo Elite creato proprio per Goggia e Brignone, le due primedonne azzurre, Sofia oro in discesa (e poi coppa del mondo di specialità), Fede bronzo in gigante all'Olimpiade dello scorso mese di febbraio. La buttiamo lì: non è che questo nuovo gruppo è nato male? «Sono cose che capitano, ma evidentemente porta un po' sfortuna fare gruppi speciali per pochi atleti, ricordo anni fa quando guidavo il gruppo cosiddetto 1000 punti che comprendeva atleti il cui obiettivo era appunto quello di raggiungere i 1000 punti in coppa Li fecero, sì, ma sommando quelli di quattro atleti, perché si infortunarono tutti». Urge uno scongiuro, ma Gian non è tipo scaramantico, la prende come va presa: «E' un incidente di percorso».

Anche Sofia deve accettare il verdetto degli esami medici e all'ufficio stampa della federazione dichiara ovviamente di essere dispiaciuta per quello che anche lei definisce un incidente di percorso: «Mi costringe a ridimensionare un po' gli obiettivi per i quali mi ero mossa finora. Non è una situazione facile, però si tratta di un infortunio abbastanza semplice, nel senso che necessito solamente di rispettare i tempi di guarigione biologici dell'osso, devo essere brava a muoverlo un pochino per non bloccare completamente la caviglia. Avrò cinque giorni di stop completo in cui programmerò al meglio la riabilitazione, cercherò di guarire nel miglior modo possibile e nel tempo giusto, dovrò avere un fisico perfetto quando rimetterò gli scarponi».