Grosso come Oddo e Nesta: se il campione del mondo fatica in panca

L'esperienza di Fabio Grosso sulla panchina del Brescia è terminata con un bilancio horror di tre sconfitte in altrettante partite, 0 gol fatti e 10 subiti. Ma tutti i campioni del mondo 2006 faticano da allenatori. Tranne qualche rara eccezione

Ventisette giorni. Tanto è durata l'esperienza di Fabio Grosso da allenatore del Brescia. Sono bastate quattro settimane, con tre partite giocate, al presidente del club lombardo Massimo Cellino per dare il benservito a Grosso, ingaggiato lo scorso 5 novembre al posto di Eugenio Corini, appena richiamato dal massimo dirigente della Leonessa per provare a risistemare le cose, a partire dall'umore di Balotelli. La reggenza di Grosso è stata tra le peggiori della storia della Serie A: 3 sconfitte in 3 partite, 0 gol fatti (giusto una traversa di Balo nel derby di sabato scorso contro l'Atalanta) e 10 subiti. Un bilancio horror. Che, ad essere sinceri, molti si aspettavano. Scarsa l'esperienza in panchina di Grosso (e del tutto inesistente quella in massima serie).

Nella sua fin qui brevissima carriera in panchina, Grosso ha allenato solamente la Primavera della Juventus e in Serie B, prima il Bari e poi il Verona. In entrambi i casi, con risultati mediocri. E se in Puglia aveva la scusante di una società prossima al fallimento, in Veneto non ha trovato la quadra dal punto di vista tecnico-tattico né ambientale, non riuscendo neppure a legare con i tifosi gialloblù. Anche a Verona tirava una brutta aria, con il pubblico in rotta con la società del presidente Setti, ma quando Grosso è stato esonerato e sostituito dallo scafato Alfredo Aglietti - più conosciuto per il suo gol all'Italia di Sacchi nell'amichevole con il Pontedera che per il suo curriculum da allenatore - il Verona ha cambiato passo ed è stato promosso in A. Affermandosi quest'anno, grazie all'ottimo lavoro del tecnico Ivan Juric e del ds D'Amico, come una delle grandi sorprese del campionato.

I tre esoneri consecutivi di Oddo

Ecco perché Cellino, dopo avere ingaggiato Grosso, gli ha detto "grazie e arrivederci" dopo neanche un mese, che in confronto i 44 giorni di Brian Clough sulla panchina del Leeds furono un'eternità. C'è da dire, però, che Grosso non è il solo campione del mondo 2006 a faticare come allenatore. Complice il passare degli anni, che ha fatto appendere gli scarpini al chiodo a tutti gli eroi della nazionale di Lippi salvo Buffon e De Rossi, molti di loro hanno provato - o stanno provando - ad affermarsi in panchina. Tra mille difficoltà. A partire da Massimo Oddo. Riserva di Zambrotta nell'Italia di Lippi, Oddo allena attualmente il Perugia. Ma è reduce da tre esoneri consecutivi (Pescara, Udinese e Crotone), con l'unica soddisfazione della promozione in Serie A conquistata con gli abruzzesi nella stagione 2015/2016. Poi, come detto prima, vari fallimenti. Chissà se andrà meglio in Umbria.

Nesta e Inzaghi confinati in Serie B

Dove ha preso il posto di Alessandro Nesta. Dopo il ritiro, avvenuto nel 2014, l'ex difensore di Lazio e Milan ha fatto una breve gavetta negli Usa come allenatore del Miami Fc quindi, nel 2018, la prima esperienza importante sulla panchina del Perugia, in Serie B. Si è intravisto qualcosa di buono, ma alla fine il Grifo si è dovuto accontentare dell'ottavo posto, per poi essere eliminato al primo turno dei play-off. Nesta, a quel punto, ha stretto la mano al presidente perugino Massimiliano Santopadre, e si è seduto quest'anno sulla panchina del Frosinone. Squadra che, dopo tre mesi di campionato, fatica ancora a trovare un'identità malgrado una rosa di livello più che accettabile. Rimanendo in serie cadetta, va molto meglio invece a Filippo Inzaghi. Tra i primi eroi di Germania 2006 a mettersi dietro la scrivania, "Superpippo" ha cominciato ad allenare nel vivaio del Milan, fino alla promozione in prima squadra che non gli ha portato grande fortuna. Quindi la decisione di fare non uno ma due passi indietro, ricominciando dal Venezia, in Serie C. Lì è rimasto due stagioni, portando la squadra in B al primo colpo e sfiorando poi la promozione in Serie A. Dove è tornato accettando l'offerta del Bologna. Ma è andata malissimo. Quest'anno Inzaghi è ripartito dal Benevento. Di questi tempi la "Strega" è prima in classifica, il gioco della squadra non è bello ma efficace e l'ex attaccante di Milan e Juve vuole tornare tra i grandi.

Materazzi e Zambrotta hanno già mollato?

Non sembra avere la stessa fretta Marco Materazzi. Protagonista dello storico battibecco con Zidane, culminato nella testata più famosa della storia dello sport, dopo 10 stagioni all'Inter "Matrix" si è trasferito in India, dove ha sparato le ultime cartucce da giocatore prima di sedersi sulla panchina del Chennaiyin. Esperienza durata un anno e mezzo e terminata con l'esonero. Era il marzo 2017. Da allora Materazzi non ha più allenato nessuna squadra. Destino simile per Gianluca Zambrotta. L'ex terzino di Juve e Milan, dopo due brevi esperienze da tecnico in Svizzera (Chiasso) e India (Delhi Dynamos), nel 2017 è diventato assistente di Fabio Capello nel club cinese dello Jiangsu Suning. Nel marzo 2018 l'esonero. E oggi? Se sono perse le tracce, salvo qualche rara partecipazione ad eventi calcistici.

La grinta di "Ringhio" Gattuso

A qualcuno, però, è andata meglio. Vedi Gennaro Gattuso. "Ringhio", tra i leader della nazionale capace di umiliare la Germania in casa sua, ha avuto l'umiltà di partire dal basso facendo il giocatore-allenatore del Sion, nella Serie A svizzera. Quindi l'errore - col senno di poi - di accettare l'incarico di allenatore del Palermo. Era la stagione 2013/2014 e i rosanero erano appena stati retrocessi in Serie B. La squadra c'era, ma Gattuso era troppo inesperto e la sua esperienza durò il tempo di 6 partite. Quindi una rapida scalata: Ofi Crete (Grecia), Pisa (promozione in Serie B e retrocessione in C tra mille difficoltà) e Milan, Primavera e prima squadra. Quella rossonera è storia recente. Dopo il 5° posto dell'anno scorso, Gattuso ha salutato tutti. E forse ha fatto bene, vista la confusione che regna dalle parti di Milanello.

I successi di Cannavaro e il debuttante Gilardino

Come ha fatto bene Fabio Cannavaro a seguire le orme di Marcello Lippi. Nel vero senso della parola. Già, perché dopo una breve esperienza da vice-allenatore all'Al-Ahli, negli Emirati Arabi, nel 2014 è diventato allenatore del Guangzhou Evergrande, la Juventus cinese, prendendo il posto di Lippi (passato nel ruolo di direttore tecnico). Esperienza breve terminata con l'esonero, così come in Arabia Saudita all'Al-Nassr. Non un grande inizio, ma Cannavaro ha tenuto duro e si è rifatto prima al Tianjin Quanjian (Cina) - promozione in A il primo anno e terzo posto la stagione dopo - e poi di nuovo al Guangzhou, vincendo la Supercoppa nel 2018 e lo scudetto nel 2019, con in più l'interregno da c.t. della nazionale cinese tra le due gestioni - guarda un po' - del solito Lippi. Infine, non si può non citare Alberto Gilardino. L'assist-man di Alex Del Piero all'ultimo minuto dei tempi supplementari di Italia-Germania, subito dopo il ritiro ha allenato il Rezzato in Serie D e ora la Pro Vercelli in C. Classe 1982, Gilardino è il più giovane della ciurma degli ex campioni del mondo. Tutti (o quasi) con le spalle ancora troppo strette per reggere la pressione di allenare una big.

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Commenti
Ritratto di italiota

italiota

Gio, 05/12/2019 - 11:38

anche i dipendenti dell' Ilva fanno fatica