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"Io il braccio, lui la mente del gruppo. Era un fratello, è morta una metà di me"

L'ex 9 Spillo Altobelli: "La gente veniva allo stadio per vedere Becca"

"Io il braccio, lui la mente del gruppo. Era un fratello, è morta una metà di me"
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La notizia della morte del Becca l'ha raggiunto dalla parte sbagliata del mondo. Spillo Altobelli è in Kuwait e difficilmente riuscirà a tornare in tempo per i funerali di domani.

"Sto cercando di capire se posso passare da Istanbul, ma in questo momento i voli sono ancora pochi. Stamane (ieri, ndc) ce n'era uno diretto per l'Italia, ma non sapevo ancora nulla, la notizia è arrivata dopo".

Un dramma per lei.

"È morta la metà di me stesso, purtroppo sapevamo che stava per accadere. Da certe situazioni non si torna indietro. Sono andato a trovarlo prima di partire, una decina di giorni fa. Vivo a Brescia e mi sposto frequentemente in Kuwait, dove commento il campionato italiano per la tv di Stato. Domenica ho esultato per la nostra Inter".

Prima il 9, cioè lei, e poi il 10, cioè lui: da Brescia a Milano a un anno di distanza, per vincere subito lo scudetto con Bersellini. Chi è stato Evaristo per Alessandro?

"Un fratello, siamo cresciuti insieme e insieme siamo diventati calciatori importanti. Io il braccio e lui la mente di una squadra speciale. Tanti campioni, noi sempre insieme, in campo e fuori. La mia vita. Abbiamo diviso tutto e quando l'Inter decise di cederlo perché era arrivato Muller, andai dal presidente Pellegrini a dirgli di non farlo".

E cos'è stato invece per i tifosi dell'Inter?

"Tutto, credo. La gente veniva a San Siro per vedere il Becca prima ancora che per vedere l'Inter. Aveva delle qualità tecniche eccezionali. Ha fatto una grande carriera, ma ne meritava una ancora più grande".

Come in Nazionale, per esempio. Zero presenze. Com'è stato possibile?

"Assurdo, ci scherzava anche, a carriera finita. Ma prima l'ha vissuta come un'ingiustizia. E credo che anche lui avrebbe meritato di essere con noi in Spagna, nell'82. Bearzot preferì non portarlo, perché uno come Evaristo era divisivo. Per il ct non sarebbe stato uno dei titolari, ma sapeva che avendolo nel gruppo, parte della stampa avrebbe montato una campagna a suo favore, alle prime difficoltà, che infatti ci furono".

Per Beccalossi, nel calcio di oggi sarebbe stato più difficile diventare una stella?

"No, per nulla. Anche se oggi il calcio è molto più fisico di un tempo. È vero che non gli piaceva correre, ma non è vero che non si allenava.

Faceva quanto gli bastava per emergere, perché lui emergeva anche se da fermo. E uno come lui emergerebbe anche oggi: farebbe giusto quel poco di più che gli basterebbe per fare la differenza. Perché mio fratello era un genio".

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