Italia di rigore, una storia tra luci e ombre

I trionfi Mondiali ed Europei, dopo l'amarezza di Usa '94 ed Euro '98

Italia di rigore, una storia tra luci e ombre

Firenze. Non si capisce se sia più forte il destino dei rigori per la Nazionale o quello dell'infermeria. Numeri pesanti in tutti i sensi. Gli incroci azzurri transitano sempre dagli undici metri, nel bene o nel male. Mancini ha perso pezzi in sequenza: prima della Svizzera ne mancavano 8 all'appello e a questi ieri se ne sono aggiunti altri tre. A casa Bastoni, Calabria e il fiorentino Biraghi, anche se quest'ultimo per problemi personali.

Il difensore dell'Inter, che aveva risentito di un affaticamento agli adduttori nel derby, contro la Svizzera non è andato neppure in panchina. Rientrato alla base anche Calabria: per il rossonero problema al polpaccio. Mancini ha convocato Zappacosta. È la difesa, in questo caso, la più bersagliata con tre indisponibili in vista della sfida verità con l'Irlanda del Nord. Prima si era infortunato Chiellini, tanto che Mancini aveva chiamato Ferrari.

Jorginho nel mirino di critica e tifosi per il terzo fallimento dal dischetto. Ieri, però, ha trovato un bel sostegno nelle parole di Totti a Sky: «I rigori vanno realizzati e non è facile. Si trasformano e si sbagliano, ma se Jorginho se la sentisse ancora io lo farei tirare ancora a lui...».

Rimettiamo l'orologio partendo dalla semifinale del mondiale '90 quando l'Argentina dell'idolo di casa Maradona ci fece fuori ai rigori. Poi arrivò la calda estate '94, Pasadena, mondiale americano. Baggio e Baresi, errori fatali dagli undici metri non proprio di due protagonisti qualsiasi. Brasile campione e Italia di Sacchi seconda. Lacrime e rimpianti, a fiumi. Nel '98 non era la finale, bensì i quarti, ma il dolore fu simile: Di Biagio e Albertini le firme sul disastro dei rigori. Mentre agli Europei 2000, secondi dopo il golden gol di Trezeguet, non ci eravamo fatti mancare nulla in semifinale con l'Olanda: fu la partita che consacrò alla storia azzurra Francesco Toldo. L'Italia giocò oltre un'ora in 10 contro gli arancioni e il portiere, allora della Fiorentina, non solo sfoderò interventi eccezionali, ma nei tempi regolamentari parò un rigore a Frank De Boer. Mentre nelle sessioni dei penalty ne neutralizzò altri due. Nel 2006 il cielo divenne azzurro sopra Berlino dopo il rigore decisivo di Grosso, Lippi e i giocatori impazziti sul prato a inseguire il loro e nostro eroe. Nel 2016 ai quarti degli Europei, con l'Italia di Conte, uscimmo al nono rigore contro la Germania, mentre l'11 luglio scorso il trionfo che ha riportato il campionato d'Europa in Italia dopo 53 anni, è arrivato dal dischetto.

Insomma, le montagne russe, tra gioie e dolori, felicità e atroci sofferenze. Sarà un caso, ma quando l'Italia deve giocarsi qualcosa molto spesso sono i rigori a decidere la strada. Jorginho contro la Svizzera ha bucato il bivio per il Mondiale. E ora, come nel gioco dell'oca, tocca ripassare dal via.

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