Italrugby, con il Sudafrica buttati via quattro anni

Con gli Springboks la squadra di O'Shea chiude malamente il suo ciclo: l'élite dell'Ovale resta lontana

Italrugby, con il Sudafrica buttati via quattro anni

Quattro anni gettati al vento e andati in fumo nello spazio di 80 minuti. L'Italrugby naufraga in Giappone sotto 8 mete e virtualmente chiude la porta alla speranza di centrare il traguardo dei quarti. A Shizuoka finisce 49 a 3 e con il Sudafrica la partita è a senso unico. Troppo superiori gli Springboks che partono a mille e mettendola sul fisico mantengono il pallino di un match già deciso sulla carta.

Ci sono gli infortuni di Ferrari e Riccioni, ma sono solo accessori di una debàcle su tutta la linea. Gli azzurri di O'Shea sono surclassati, reggono un tempo o poco più. Abbozzano ma non incidono contro un avversario che chiude la porta davanti a ogni iniziativa azzurra. In mischia i Boks fanno la differenza e se anche sul piano territoriale il confronto è alla pari, è dentro lo scontro che la differenza con gli azzurri si vede e risulta netta. Dietro il dominio, le folate che aprono il fronte azzurro e ci vogliono solo 5 minuti a Kolbe per varcare per la prima volta la linea di gesso. Allan al 10' marca gli unici punti azzurri prima del monologo afrikaans. Parisse non ispira, Budd ha qualche momento di gloria effimera come portatore d'acqua ma si infrange sulla scogliera verdeoro che sistematicamente diventa impermeabile ogni volta che a un azzurro tocca la croce di portare l'ovale. Al 26' passa Mbonambi sugli sviluppi di un carrettino che apre la via per il tallonatore sudafricano. Nella ripresa Du Toit colpisce ma la moviola strozza in gola la gioia del flanker. È solo questione di tempo perché il cartellino rosso che Barnes mostra in faccia a Lovotti uccide la speranza. A quel punto la diga è aperta. Non solo in difesa, ma anche nell'atteggiamento offensivo degli azzurri che restano a guardare, stanchi e senza appigli.

Il punto di bonus arriva con la meta di Am e con esso arriva anche lo spettacolo di una manovra fatta di cose semplici fatte alla velocità della luce. In fondo è tutta lì la differenza con il modesto movimento di casa nostra. Ci illudiamo con Canada e Namibia, poi appena l'asticella si alza diventiamo i comprimari di un rugby che cresce a velocità esponenziale. Due anni fa a Firenze avevamo battuto i Boks e quel successo forse ha contribuito ad illuderci. Loro ci hanno messo poco a riprendersi da quella lezione ritornando ai fondamentali di un gioco costruito soprattutto sul dominio fisico. E in Giappone hanno incassato una vittoria che li rimette in corsa per il mondiale anche a dispetto della sconfitta nella gara d'esordio con gli All Blacks. L'Italia è invece virtualmente fuori dal sogno. Battere la Nuova Zelanda sabato prossimo è francamente roba fuori portata. Dal mondiale usciamo male. Da 8 anni di anonimato usciamo peggio e sarebbe il caso di prendere provvedimenti prima che sia troppo tardi.

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