La splendida battaglia di domenica genera due modeste prestazioni al mercoledì, ma se il Napoli si arrende al Parma e alla stanchezza, l'Inter, pur faticando, riesce ugualmente a venire a capo del recupero col Lecce e con un'unghiata di Pio Esposito graffia la classifica col primo vero scatto del campionato. Chivu cambia mezza squadra rispetto a domenica, e sono scelte, mentre mezza squadra manca a Di Francesco, ed è un obbligo legato agl'infortuni.
E sono proprio i cambi a decidere la partita in favore dell'Inter, come tante volte accade quando si scontrano le squadre più forti con le squadre dall'organico ridotto. Una conseguenza, quasi un'ovvietà, del calcio delle 5 sostituzioni, che non per nulla non piace a tutti, ma a quelli ricchi sì. Eppure il Lecce gioca una grande partita. Di difesa, ma non di catenaccio. Di attenzione e di coraggio. Con Carlos Augusto al posto di Dimarco, il motore nerazzurro perde metà cavalli sul lato sinistro; mentre a destra, se Chivu ha finora sempre fatto giocare Luis Henrique, e avessi detto, significa che sapeva da sempre che nel ruolo Diouf è molto peggiore del brasiliano, al netto della propaganda sempre attiva. Il risultato perciò è una squadra depotenziata sulle fasce, la sua forza, e anche in mezzo al campo, perché poi c'è da fare il conto anche con l'assenza, questa forzata, di Calhanoglu.
Premessa fatta, il primo tempo dell'Inter si riassume nello sterile possesso palla (78%), un'unica vera parata di Falcone (su Bonny, dopo 6 minuti) e un rigore dato a Thuram, poi tolto dal Var (Danilo Veiga anticipa il francese), il resto è solo fuffa. Persino più pericolose un paio di ripartenze salentine, se solo Pierotti e Sottil fossero stati più precisi. Dopo l'intervallo, l'Inter alza il ritmo e le occasioni cominciano a sommarsi. Il resto lo fanno le sostituzioni di Chivu, che ci mette solo 10 minuti per mandare in campo Esposito, Frattesi e Luis Henrique e altri 10 per provarci addirittura col tridente: dentro anche Lautaro, con Thuram e Pio. È un'altra Inter, anche se lontana da quella scintillante vista molte altre volte contro avversari di simile lignaggio.
C'è addirittura il tempo per Siebert di spaventare Sommer, in realtà è un gol sbagliato, prima che Esposito decida la partita: botta di Lautaro, respinta di Falcone, che fin lì le aveva prese tutte, tap-in di forza e di sinistro. È il gol che lancia la fuga nerazzurra.