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Il trionfo dello spagnolo

Leggenda Alcaraz. È il più giovane a vincere tutti gli slam

Djokovic s'arrende. Carlos re a 22 anni. Ora gli manca solo quello grande

Leggenda Alcaraz. È il più giovane a vincere  tutti gli slam

Leggenda. Quando il più vincente di tutti ti chiama così, non c'è altro da aggiungere. Carlos Alcaraz si alza dal campo della Rod Laver Arena ancora intontito dall'ennesima impresa e si ritrova nelle braccia di Novak Djokovic, praticamente il passaggio di una corona e il timbro sulla Storia del tennis. Poi, si riprende: "Leggenda? Non credo di poter essere chiamato così solo dopo tre-quattro anni nel circuito". Però

È successo, la parola è scivolata via senza imbarazzi dopo l'ennesima vittoria che ha riscritto i sacri libri del gioco: settimo Slam e Career Grand Slam a soli 22 anni. "Quattro su quattro" ha scritto sulla telecamera, e non ci era riuscito nessuno così giovane: a quell'età Federer vinceva il suo primo Major, Djokovic era a quota uno e solo Nadal era salito già a cinque. Sembra un sacrilegio dirlo, ma la strada è lunga e pensiamo a cosa potrà accadere quando ci saranno altre giornate come questa. Leggendarie, per dire.

Carlos ci teneva, e non è stato facile: il Vecchio Leone ha pure sfoderato un primo set da favola ("probabilmente il migliore degli ultimi due anni"). Però la vita ha le sue logiche e lo sport più di tutti. "Significa molto per me sollevare questo trofeo in Australia dirà poi lo spagnolo alla fine di quattro set pieni di tensione (2-6, 6-2, 6-3, 7-5 il risultato finale) -: era qualcosa che cercavo da molto tempo. A Melbourne non avevo mai superato i quarti di finale e ci ho messo un sacco di lavoro, soprattutto mentale, per farcela. Sono orgoglioso di me. E di noi". Perché poi, tra l'altro, questo è stato il primo Slam senza lo storico coach Juan Carlos Ferrero. E mentre lui ogni giorno lancia messaggi di nostalgia a mezzo stampa, Alcaraz chiude la porta con una frecciata, trofeo in mano: "È la dimostrazione è che nel mio team ora ci sono le persone giuste". Come dire: Carlitos ormai è grande, praticamente adulto.

E allora: leggenda? Beh, quantomeno un fuoriclasse, e comunque una spinta per Jannik Sinner, da prendere in vista di una rivincita sulla terra di Parigi. Visto che è sì, giusto, essere campioni di modestia, ma le idee sono molto chiare: "Il Grande Slam? Ovvio: chi non piacerebbe? Il modo migliore per arrivarci è pensare a un torneo per volta e con la testa sono già al Roland Garros. Però adesso me la godo". E se non è ancora leggenda, di sicuro è stata una notte da favola.

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