Il Bologna, di nuovo. Come in un incubo. All'Inter non basterebbe batterlo per cancellare le delusioni di questi anni, appiccicose come carta moschicida. Allenatori differenti di qua come di là: da Mihajlovic a Thiago Motta e ovviamente a Italiano. Vittime prima Inzaghi e ora Chivu. Da Radu a Riad, dal recupero con papera del portiere ai rigori sentenza: appena 2 vittorie negli ultimi 9 scontri diretti, addirittura 5 nel frattempo le sconfitte. Nel conto: due scudetti (non persi solo lì, ma persi), una Coppa Italia (dicembre 2023), la recente Supercoppa. Da Riad sono passate appena due settimane, la lezione è troppo fresca perché Chivu l'abbia già dimenticata, anche perché il difetto della sua Inter è quasi sempre quello di non riuscire a trasformare in gol quello che crea, che spesso è tanto.
Ci riproverà stasera, con l'obiettivo accessorio di tornare solitario in testa alla classifica per la terza giornata consecutiva, un piccolo record in questa stagione di repentini avvicendamenti sul trono del campionato. "Al momento, ci sono cinque squadre che possono giocarsi lo scudetto, la differenza è minima", dice Chivu, dribblando le polemiche: "Rido quando si parla troppo di cose che non hanno a che fare con la realtà, mi fanno concentrare piuttosto sul mio lavoro".
Chivu recupera Acerbi, non ancora Bonny e Darmian. Evita il mercato ("parlo di Luis Henrique e Diouf, non di Cancelo"). Rimescolerà le carte, ma nemmeno troppo ("quando ci sono tante partite di seguito, siamo obbligati a ruotare"). La tentazione Pio subito con Lautaro è molto forte, ma da vecchio frequentatore di spogliatoi, il tecnico potrebbe frenarsi e ripartire con la ThuLa, per non generare contraccolpi.
Esposito è chiaramente un predestinato. Oggi o presto sarà il suo momento. Intanto nelle gerarchie interne ha già messo dietro Bonny, che pure ha segnato più di lui, ha 2 anni in più ed è costato 25 milioni.
La sua stagione non si misura con i gol, arriveranno anche quelli, ma con il modo in cui si è inserito in un gruppo adulto. Come è entrato in campo a Bergamo (passaggio decisivo a Lautaro, anziché tiro personale, che pure era possibilissimo) è la prova della sua maturità, non solo della sua bravura.