Liverpool-Atletico ha ucciso 41 persone

Studio choc inglese: a marzo la partita accelerò la diffusione letale del virus

Liverpool-Atletico ha ucciso 41 persone

Quarantuno morti per una partita di calcio e 37 per un grande raduno ippico. Secondo uno studio dell'istituto Edge Health, che analizza dati per la NHS, ovvero la Sanità britannica, la decisione di far giocare Liverpool-Atletico Madrid di Champions League l'11 marzo e di far svolgere il celebre Cheltenham Festival nella medesima settimana è stata disastrosa: nei giorni successivi gli ospedali di Liverpool e della contea del Gloucestershire hanno registrato un aumento netto di ricoveri e di decessi.

Non è questione di senno di poi e delle polemiche, come il rammarico del sindaco di Madrid, José Luis Martinez Almedia: già all'epoca molti avevano notato con stupore la differenza tra nazioni già in chiusura parziale o totale e l'affluenza massiccia e disordinata di tifosi ad Anfield (52.000, tremila dei quali provenienti da una Madrid che sarebbe stata chiusa tre giorni dopo) e Cheltenham, dove sono stati circa 250.000 i presenti nell'arco delle quattro giornate. Era il periodo in cui il primo ministro Boris Johnson, pur avendo consapevolezza del disastro montante, era riluttante a prendere decisioni drastiche, non solo in ossequio alla teoria dell'immunità di gregge ma anche per la convinzione personale, radicata nella mentalità britannica, che ai cittadini deve essere lasciata la libertà di decidere della propria vita, con coscienza. La coscienza non ha funzionato e il prezzo che molti incauti hanno pagato, o fatto pagare ad altri innocenti, è stato grande.

Lo studio di Edge Health è stato evidenziato ieri dal Sunday Times - che è formalmente un settimanale - ma curiosamente era già uscito un mese fa su un quotidiano altrettanto prestigioso, il Daily Telegraph, e addirittura ai primi di aprile il Guardian aveva segnalato l'aumento di casi successivi al festival di Cheltenham, tra cui Andrew Parker-Bowles, primo marito di Camilla, ora moglie del Principe Carlo, e il calciatore Charlie Austin, appassionato di ippica. Non solo: all'epoca era stato anche notato l'aumento di ricoveri e decessi nel circondario di Manchester dopo United-City, il derby di domenica 8 marzo. Nel dettaglio, tra i 20 e i 35 giorni successivi allo svolgimento dei tre eventi sportivi si è verificato negli ospedali locali un aumento medio quotidiano di morti tra i 2,5 e i 3,5 rispetto a quelli di zone limitrofe, e a Liverpool ad esempio c'erano stati solo sei casi di contagio prima della partita ma erano già 250 i morti un mese dopo.

Edge Health, poi, utilizzando i dati a propria disposizione, aveva calcolato nel 100% le probabilità che almeno una persona infetta presenziasse a una partita di Premier League con almeno 10.000 spettatori in caso di prosecuzione del campionato, e praticamente tutti i club hanno una media decisamente maggiore. Lo stadio più piccolo è quello del Bournemouth, e casualmente nei Cherries gioca uno dei due positivi al Covid-19 emersi nel secondo giro di test, condotto su 996 tra giocatori e membri degli staff.

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