Immaginate di sfrecciare a 130 chilometri l'ora su una slitta di ghiaccio. Ora aggiungete figli piccoli, l'allattamento tra una discesa e l'altra e un marito ex atleta a fare da coach improvvisato: più cool running di così di muore. Eppure la vita di Elana Meyers Taylor e Kaillie Humphries non è un film: madri, atlete e adesso anche medaglie olimpiche. Oro per la prima, bronzo per la seconda, in mezzo la tedesca Nolte: sono le signore del monobob. Insomma: sulla pista miracolo di Cortina due americane sulla quarantina hanno sfidato e vinto il pregiudizio più antico dello sport. "Quando resti incinta ti dicono che la tua carriera non potrà essere più la stessa. Il nostro esempio è che si può abbattere questa barriera".
Elana, 41 anni, è un'icona del Team Usa con già cinque medaglie olimpiche conquistate. Nel 2020 è nato Nico, che ha passato i primi 8 giorni in terapia intensiva e a cui è stata accertata la sindrome di Down e una sordità genetica: lei si è rialzata dal letto subito dopo il parto per poterlo assistere, un'altra sfida al limite dell'impossibile. Poi è arrivato Noah, nel 2022, anche lui affetto da sordità e figlio del Covid, perché in realtà la Meyers Taylor e il marito avevano altri piani: "Volevo gareggiare a Pechino, avevo consultato specialisti pelvici, nutrizionisti e preparato un piano. Tutto svanito". Si è rimessa in pista dopo il secondo cesareo in un solo mese: ha allattato durante le gare di Coppa del Mondo, è svenuta in Svizzera per la fatica, poi ha vinto argento e bronzo a Pechino con Nico in tribuna, accudito dal nonno.
Kaillie Humphries, 40 anni, non è da meno. Oro olimpico uscente ha avuto Aulden nel giugno del 2024: "Dopo 36 ore di travaglio ero in shock totale, come una discesa estrema". Anche lei si è rimessa subito ad allenarsi figlio al seguito, ed ecco il ritorno da supermamma "perché anche se il corpo cambia, la fiducia come donna resta la stessa". Prima di Cortina, Aulden aveva già nove Paesi sul passaporto, la famiglia è sempre in tour: bimbi fissi agli allenamenti, nonni e tate al seguito.
E adesso il vero premio sarebbe un altro: "Gli uomini possono lasciare i figli a casa, noi invece no: meritiamo nursery e supporto, e non solo noi che vinciamo le medaglie". Chissà se la Federazione interazionale le ascolterà, intanto la loro vita continua a correre: "Bello vincere chiude la Mayer Taylor scesa dal podio -, ma tra sei giorni devo portare i bimbi a scuola".