Meno soldi, più coraggio "Italianizzare" la Serie A è la ricetta contro la crisi

Investire sui nostri giovani per rilanciare il movimento. Ecco come ritornare grandi

«La crisi economica derivante dalla pandemia Covid-19 può fungere da volano per molti ragazzi italiani: i nostri club devono tornare a investire sui vivai, creando in casa i futuri campioni invece di spendere milioni per tanti stranieri, che spesso si rivelano giocatori normalissimi». In attesa di capire come si materializzerà la ripartenza della Serie A, è già tempo di progettare il futuro. Spazio al mercato che verrà e alla sostenibilità delle società. In tal senso un assist arriva da chi in campo era, invece, abituato a parare gli assalti avversari: quel Dino Zoff, capitano dell'Italia Campione del Mondo a Spagna '82 e vicecampione d'Europa nel 2000 da tecnico della nazionale. Un invito quello di una delle leggende del nostro calcio che trova pieno sostegno in chi come Filippo Galli ha saputo lavorare con grandissimo profitto alla guida di un settore giovanile importante come quello del Milan.

Dieci anni in cui sono stati lanciati un centinaio di ragazzi nei professionisti tra cui Donnarumma, Locatelli, Cutrone e Calabria, tanto per citarne alcuni: «Sarebbe bello - dice l'ex dirigente rossonero - che finalmente il settore giovanile venisse inteso come un investimento e non come un costo. D'altronde crescere in casa i calciatori della prima squadra può influire positivamente sulla sostenibilità di una società, visto che a livello costi si abbatte una voce sul bilancio come quella dei cartellini. Inoltre in caso di future cessioni si possono realizzare delle plusvalenze che permettono l'autofinanziamento».

Vivai ma non solo: Zoff allarga il nostro forum all'eccessiva esterofilia che spesso ha caratterizzato le manovre di mercato dei nostri dirigenti: «Bisognerebbe anche italianizzare le rose per avere uno zoccolo duro di calciatori nostrani. Non sarebbe male avere qualche italiano sempre in campo da regolamento come accade negli altri sport. In questo modo si aiuterebbe anche la nazionale». Gli fa eco l'agente Andrea Cattoli, manager tra gli altri di Giovinco e Gagliolo: «I giovani italiani ci sono, ma molto spesso non hanno una vera occasione e finiscono col perdersi nelle categorie inferiori. Lo dico per esperienza diretta: ci sono tanti calciatori che militano in B e Lega Pro che non hanno nulla da invidiare a molti colleghi stranieri. Finalmente avranno la chance che meritano».

Non sono però le regole che ne impongono l'utilizzo a far crescere questi ragazzi come spiega Galli: «Non sono favorevole a obblighi. Serve una programmazione a medio-lungo termine. Bisogna curare il settore giovanile per far sì che i ragazzi arrivino pronti per accedere alla prima squadra. Non è solo questione di talento, ma di cura del contesto in cui un ragazzo cresce». Da loro passa il futuro del calcio italiano e Zoff applaude il ct Mancini: «Con i giovani serve coraggio. È stato bravo Roberto a puntare su Zaniolo quando non aveva ancora esordito in A. È la strada da seguire, a maggior ragione adesso che ci saranno introiti minori».

I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette.
Qui le norme di comportamento per esteso.
Commenti
Ritratto di Leonida55

Leonida55

Dom, 17/05/2020 - 11:19

D'accordissimo. Non è coraggio, è buon senso.

RTRTRTRT

Dom, 17/05/2020 - 15:58

Il "prodotto" calcistico italiano è molto scadente, ma l'avete visto come sono ridotti i giovani italiani? Non solo a livello di carattere e spirito, ma anche fisicamente. Andatevi a vedere le partite degli anni 70, 80 e 90 e raffrontate il fisico di quei calciatori con quelli di oggi. Tra un pò poi arriveranno le nuove leve dei giovani italiani "vaccinati" quindi con sistema immunitario indebolito che non reggeranno nemmeno un tempo di gioco. In Spagna, Regno Unito e Germania non c'è alcun obbligo di vaccinazione come in Italia, e infatti i giovani si nota subito che sono molto più sani e robusti dei nostri. Poi ai problemi fisici si somma anche la devastazione culturale e sociale. Da noi nemmeno gli italiani figli di immigrati emergono come in altre nazioni come la Francia e la Germnaia, significa che in Italia è tutto allo sfascio da quando i burocrati romani e meridionali hanno messo le mani sul calcio italiano.