Milan canta che ti passa. Dopo il derby stonato "avvisa" Sanremo su Ibra

Tapiro allo svedese: "Tanti errori contro l'Inter. Festival? Per ora sono concentrato sul calcio..."

Dopo il rovescio nel derby, si è capovolto il mondo del Milan. Un classico del calcio italiano che in poche ore è capace di trascinare chiunque - anche chi è stato capolista per 20 turni e non per maldestro caso - dall'altare alla polvere. Così da strepitosa anomalia del campionato, il Milan si è ritrovato sommerso da critiche, censure, polemiche e l'esplosione di un caso nazional-popolare, la partecipazione di Ibra a Sanremo. «Siamo solo secondi, non siamo scivolati al quinto posto» la replica da casa Milan ai velenosi post di tifosi che hanno cominciato a chiedere la rottamazione di Romagnoli, la rimozione di Pioli e il divorzio da Ibra per via dell'impegno di Sanremo. Sul tema, che ha scatenato un dibattito tra il serio e il divertito, è intervenuto il diretto interessato, raggiunto ieri pomeriggio da Staffelli per ricevere il Tapiro d'oro. «È stata dura, abbiamo commesso tanti errori ma ci riprenderemo. Alla prossima partita vado col Tapiro, magari porta fortuna» la sua reazione a proposito del derby dal quale è uscito con un fastidioso crampo («non riuscivo a saltare»).

Sul festival ha respinto la caccia ai dettagli: «Per ora sono concentrato sul calcio». Il silenzio in materia da parte del club - che divulgherà il programma nelle prossime ore - è la testimonianza dell'imbarazzo creato dalla eccessiva eco dell'evento. Fosse andato per il verso giusto il derby, ne avrebbero fatto un vanto. A dire il vero, a mezza voce, fonti rossonere hanno fatto sapere di aver considerato scorretto l'intervento di Amadeus che ha raccontato anche i piani degli allenamenti dello svedese, «un tesserato del Milan, non della Rai» il risentito commento. Di certo a rendere la vicenda una spina nel fianco di Pioli e Maldini ha contribuito infine la stroncatura dell'ex ds Mirabelli («roba da scapoli e ammogliati») oltre che un referendum promosso sui social.

Ripulito dalle esagerazioni psico-drammatiche, lo scenario di casa Milan è segnalato dall'apparente serenità di Gazidis («non ci siamo dati come obiettivo o primi o niente») e dalla lucidità di staff e area tecnica, riuniti a Milanello, convinti di aver colto dal pesante esito del derby «alcuni segnali positivi» che sono poi ricondotti al finale del primo tempo e quell'inizio travolgente della ripresa frenato dalle prodezze di Handanovic. Anche il tema del rinnovo contrattuale dei due, Donnarumma e Calhanoglu, rinviato di settimana in settimana, pericolosamente, è fuoco che cova sotto la cenere come dimostrano i commenti acidi al post di Gigio («e firma sto contratto» il più benevolo) pubblicato su Instagram. Così, per arrivare alla sintesi, molto dipenderà dalla qualificazione di giovedì sera con la Stella Rossa e moltissimo ancora dalla sfida successiva di domenica sera con la Roma per riprendere il filo interrotto con il 2020 che è stato il semestre d'oro del Milan. Non ci sono segnali di cambiamento del sistema di gioco. Capitò anche all'Inter di Conte di ricevere le stesse segnalazioni: cambia la difesa da 3 a 4 dissero al tecnico. Che è andato per la sua strada. E da cavallo di Troia nelle mura di Appiano, è diventato adesso il loro profeta.

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Commenti
Ritratto di mauriziogiuntoli

mauriziogiuntoli

Mar, 23/02/2021 - 19:20

Il Milan soffre di un antico male societario: illusione di onnipotenza. Stracolmo di trofei gioca con la puzza sotto al naso, ha perso molto e capito poco. Toccata la destra della classifica, in piena pandemia ha cominciato a meravigliare. Appunto, se si tratta di meravigliare è un fatto ma se si tratta di confermare son guai. Non è la Juve gestita da Juve che vincerà anche il 10° scudetto. No, il Milan è veramente, società tecnici ed atleti, una compagnia di sonnambuli. Visti quelli di Spezia e Belgrado neanche da serie A. E' stato bello meravigliare tutti ma quando si è trattato di essere seri si contano Ibra a S.Remo e casi come Chala e Donna. Dategli quello che vogliono, fateli firmare e dopo dieci minuti vendeteli. Temo che anche a Londra la pensino così.