Milan, da club allo sbando a capolista in 365 giorni

Nel dicembre 2019 la manita presa dall'Atalanta. Ibra: "Cambio la squadra mettendo pressione"

Sembra di riascoltare le parole di Steve Jobs («siate affamati, siate folli») rivolte agli studenti di un college. «Non sono mai soddisfatto, è per questo che sono qui» così Ibrahimovic spiega nell'intervista all'Uefa il suo ultimo, incredibile capolavoro. In meno di un anno è riuscito a trasformare un gruppo allo sbando (0 a 5 dall'Atalanta nell'ultima domenica del 2019 prima del suo arrivo datato gennaio 2020) nella squadra attuale capolista e una società divisa in due anime (Gazidis da una parte, l'area tecnica dall'altra) in un team di cemento armato che non sembra nemmeno provare vertigini per il primato raggiunto a sorpresa e conservato. Con e senza Ibra, il suo Maradona, tra l'altro. «Il budget aziendale non prevede né scudetto né Champions» conferma Paolo Scaroni, presidente con la delega all'affare del nuovo stadio, a «La politica nel pallone» su Rai Gr Parlamento, a dimostrazione che, dalle parti del club, non c'è il rischio di ubriacature premature. Anzi la proprietà Elliott sembra perseguire il suo piano di investimenti e valorizzazione del brand puntando ora all'acquisto dell'attuale sede al Portello (proprietà della Vittoria assicurazioni) inaugurata nel 2014 (iniziativa di Barbara Berlusconi) per rendere più appetibile una futura cessione che di sicuro non è alle porte. «Serviranno altri 5 anni almeno» riferiscono fonti attendibili.

Nel frattempo c'è da attraversare un deserto, fatto di risultati deludenti, di occasioni sprecate (la gestione cinese di Fassone-Mirabelli), di disamore del pubblico, di cambi ripetuti di proprietà e responsabili dell'area tecnica, oltre che di calcoli fallimentari puntando su grandi nomi (Bonucci, Higuain), suggestioni (Paquetà, Caldara), liquidando un bel numero di allenatori (Montella, Gattuso, Giampaolo) prima di ritrovare, nel buio pesto del lockdown, una sorta di strada maestra incarnata dalla semplicità di Pioli. «Stare così in alto non me lo immaginavo» è la riflessione di Paolo Scaroni chiamato a fare i conti però con l'effetto Ibra, il vero segreto di questo nuovo Milan che è una sorta di ircocervo, gran parte abitato da giovani talenti, e sorretto da due-tre campioni stagionati, Rebic e Kjaer. «Sono tornato per cambiare il Milan, a loro metto pressione» ripete Zlatan con esiti notevoli, tipo ieri giornata di riposo e più di metà rosa arrivata a Milanello per una giornata di lavoro facoltativa.

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