Un Milan mai visto sempre più da scudetto. E Gigio fa l'Ibrahimovic

Rossoneri da record: 23 punti in nove partite. Il portiere decisivo con due parate d'autore

Milan stupore d'Italia. Adesso non è più una suggestiva chimera. Ora comincia a essere qualcosa di concreto, meglio una squadra, un gruppo coeso molto promettente perché i numeri, specie nel calcio di questi tempi, se ripetuti in modo ossessivo, indicano una direzione. E i numeri sono questi: per 11 volte di fila segna due gol, è al 21° risultato utile dopo il lock down in campionato, è salito a 5 punti sopra il secondo posto e mai in passato da capolista gli è riuscito di collezionare 23 punti dopo nove turni. È vero: senza Ibra, la squadra non sembra pagarne le conseguenze. Forse perché ha anche un altro Ibra, in porta, Gigio Donnarumma naturalmente. Se sull'1 a 0 devia sul palo una sciabolata di Vlahovic e sul 2 a 0, con la manona santa, devia il pallonetto di Ribery capace di riaprire la sfida: è come avere il gigante svedese al quale Ibra, dalla panchina, suggerisce di parlare sempre, guidare la difesa e comandare. Anche a parole, Donnarumma appare in sintonia perfetta col futuro perché a proposito del suo rinnovo contrattuale risponde con grande semplicità: «Voglio restare, il mio agente sa quello che deve fare». Stupisce, a dire il vero, oltre che i numeri, la gioventù del gruppo (con Brahim Diaz e Tonali l'età media si abbassa ancora) e la resistenza alla fatica di questo Milan, giunto ieri alla sedicesima partita della stagione. Ha giocato più di tutti, è reduce dal viaggio in Europa league a Lille e non ne ha pagato le conseguenze come hanno fatto invece le tre sorelle della Champions.

Il suo difetto più noto - prendere gol da calcio piazzato - si è trasformato in un pregio, sfruttato al culmine dell'angolo deviato da Kessiè e trasformato in gol da Romagnoli nascosto sul secondo palo. La reazione del capitano rossonero è un po' infantile: con le mani dice bla bla davanti alla telecamera. Si riferisce alle critiche riscosse dopo qualche sua recente prestazione: uno come lui dovrebbe incartare e portare a casa. Di sicuro quei rilievi gli han fatto bene perché ieri, al netto del d'apertura, ha chiuso benissimo tutti i varchi senza concedersi una sola distrazione. Aiutato dalla collaborazione di alcuni suoi colleghi che stanno davvero toccando vette di rendimento straordinario. Una segnalazione su tutti: Davide Calabria, capace di mettere il guinzaglio prima a Ribery e poi a Cutrone. L'altro gioiellino di questo Milan giovanissimo è Saelemaekers, una specie di freccia bionda che corre e gioca, difende e procura tra l'altro il primo rigore trasformato dallo specialista Kessie. Nell'intervista registrata qualche giorno prima, Paolo Maldini ha raccontato che l'arrivo del belga è merito dello scooting rossonero, cioè Moncada, l'uomo di fiducia di Gazidis a dimostrazione che le due aree del club ormai filano d'amore e d'accordo. L'unica nota dolente è il secondo rigore sbagliato da Kessie (12 centri su 14 la sua striscia) che avrebbe potuto chiudere il conto sul 3 a 0 nel primo tempo.

La Fiorentina sgabbia con autorevolezza, rischia di rimediare subito al primo gol milanista e poi sul 2 a 0 si spegne. Ecco l'aspetto sul quale Prandelli deve lavorare sodo nei prossimi giorni: è una squadra che perde fiducia e sicurezze al primo schiaffo.

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