Il Milan orfano di Ibra deve ritrovare la sua casa

I rossoneri non vincono a San Siro da un mese e senza lo svedese vogliono restare soli in testa

Bastano due ritardi per far scattare l'allarme viola a Milanello. Negli ultimi due viaggi a San Siro della Fiorentina, in campionato, ci sono stati altrettanti successi (gol di Chiesa a Gattuso, successo largo contro Giampaolo), e da quasi un mese il Milan non vince a San Siro (ultimo precedente 4 ottobre contro lo Spezia seguiti da due pari con Roma e Verona e sconfitta col Lille). Se si aggiungono altri frammenti di notizie (assenza di Ibra, acciacco di Bennacer con conferma di Tonali, Leao non ancora recuperato), lo scenario comincia a diventare meno rassicurante specie se c'è chi ricorda a Bonera, all'epoca in campo, che il blitz della viola a San Siro nel 2012 di fatto allontanò Allegri e Ibra dal secondo scudetto consecutivo. Nelle stesse ore il club certifica la raggiunta identità di vedute tra il capo azienda Ivan Gazidis e il responsabile dell'area tecnica Paolo Maldini, entrambi partiti da posizioni opposte («solo giovani di talento», «no, servono esperti») per raggiungere una sintesi creativa che sta prendendo forma grazie alle cure e al lavoro di Pioli, ancora fuori gioco per il virus. L'ad sud-africano ripete che «la nostra visione, un mix tra giovani ed esperti, non è così diffusa nel calcio italiano» e Paolo Maldini a ruota ripete di «essere legato a un Milan vincente non solo ai conti» per confermare come le due anime stiano per raggiungere un compromesso utile alla causa.

Senza Ibra («è di buon umore e questo è buon segno» informa Bonera), il Milan non è ancora in grado di contare sul miglior Rebic che continua, dopo l'infortunio al gomito capitato a Crotone, «è ancora un po' bloccato» come riferisce il giovane collaboratore di Pioli confermata dalla sua perfomance in Francia, impreziosita dall'assist per Castillejo sul gol. Troppo poco per colmare la lacuna svedese. E allora c'è bisogno anche del miglior Calhanoglu che forse per via del nuovo contratto da negoziare, vuoi per l'acciacco alla caviglia, non è ancora tornato quello brillante del post lock down. Sul rinnovo poi pare ci sia un ripensamento del suo agente che sta valutando la crisi finanziaria complessiva del calcio, specie in Italia dove ci sono club che non ancora pagano lo stipendio di luglio e agosto, a differenza del Milan. E non sono questioni di poco conto. Così come può diventare un dettaglio prezioso l'idea di far partire titolare Brahim Diaz al posto di Hauge, in sostegno offensivo a Rebic. Così come sta cambiando anche il parametro per trovare un altro difensore. Spiega Paolo Maldini: «Ora cerchiamo un difensore forte nell'uno contro uno, prima avrei pensato all'adattabilità al reparto». È la conferma che il Milan comincia a pensare da Milan.

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