"Milan, sono un bravo ragazzo ma se ti faccio gol impazzisco"

L'uruguaiano: «I gruppi nello spogliatoio sono normali Nell'Inter non ci sono clan. Le voci? Balle, siamo uniti»

"Milan, sono un bravo ragazzo ma se ti faccio gol impazzisco"

Matteo Basile

Nostro inviato ad Appiano G.

Dimenticate il prototipo del calciatore classico, quello da copertina. Matias Vecino è qualcosa di diverso. Un bravo ragazzo, tutto casa, famiglia e campo da allenamento. Educato, timido, riservato, uno di quelli che non ama postare foto in posa sui social. Pochi fronzoli, tanta concretezza. L'unica concessione sono i tatuaggi. «Ma ormai è normale, tutti i ragazzi o quasi ne hanno almeno uno o due».

Vecino, davvero così tranquillo? Nessun eccesso?

«Di certo non piace uscire e fare vita mondana, preferisco stare con i miei ma nello spogliatoio sono amico di tutti e faccio gruppo».

Per lei un momento particolare, sta giocando meno.

«Da gennaio soffro per la pubalgia. Facevo fatica a correre e ad allenarmi, mi ha penalizzato. Ora sto meglio ma il mister ha trovato altre soluzioni ed ora tocca aspettare, è normale. Ma sono felice».

Perché l'Inter è uscita dalla crisi...

«La squadra ha ritrovato consapevolezza e fiducia e quando è così anche la fortuna torna a girare dalla tua parte».

Cosa è successo in quei due mesi di blackout?

«Si è abbassato il livello. Ci sono mancate certezze e quando è così è difficile uscirne e non capisci neanche perché ci sei dentro. Anche se ti alleni bene e ti impegni non riesci a mettere le cose in campo e ti gira tutto storto».

Il ruolo di Spalletti?

«Importante. A me ha dato tanta fiducia. È uno che ti spinge sempre a dare il massimo e andare oltre le tue possibilità».

E l'Inter è rimasta sempre lì in alto in classifica.

«Questa è stata la cosa importante per il nostro obiettivo. Abbiamo la possibilità di allungare sulla Lazio ed è quello che vogliamo fare. Dobbiamo arrivare in Champions, è il nostro obiettivo».

Si è parlato di divisioni, di clan, di litigi...

«Tutte balle che escono quando le cose vanno male. È normale che ci siano gruppi, io parlo di più coi sudamericani per questione di lingua. Ma siamo molto uniti. Quando va male si cominciano a cercare cose fuori dal calcio ma sono solo voci».

E ora il derby. Come la vede?

«La vedo fondamentale per noi, abbiamo la possibilità di allungare. L'ultimo in coppa Italia l'abbiamo perso mentre all'andata abbiamo vissuto una notte incredibile e vogliamo viverne un'altra».

Chi lo decide?

«Un episodio e gli attaccanti. I nostri sono forti e se gli diamo palle pulite in area sappiamo che possono fare male al Milan».

Dai, si esponga. Come finisce?

«Non lo dico, porta male. Ma vogliamo vincere»

Banale dire che è una partita speciale?

«No, c'è più adrenalina, emozioni speciali. Noi giochiamo anche per la nostra gente e non vogliamo deluderla».

C'è qualcuno che toglierebbe al Milan? Magari un amico?

«Mmh... No, sinceramente no. Grande squadra in un ottimo momento ma non toglierei nessuno. Conosco i sudamericani e ho un ottimo rapporto con Kalinic ma non lo sentirò di certo prima del derby...»

A proposito di amici, era molto legato ad Astori.

«È stata una cosa terribile. L'ho conosciuto prima a Cagliari e poi a Firenze. Una persona perbene, davvero. Prima di iniziare la partita si sentiva sempre la sua voce, più di quella dell'allenatore. È stato un grande compagno, sono rimasto senza parole. Noi dobbiamo andare avanti ma penso alla sua famiglia, per loro sarà devastante».

Si va avanti, si deve. Se pensa al futuro, con chi vorrebbe giocare?

«Troppo facile dire Messi e Ronaldo. Dico Iniesta e Busquets».

Due che andranno al Mondiale, come lei.

«Un sogno, la cosa più bella e importante della carriera».

Eppure poteva giocare per l'Italia.

«C'è stato qualche avvicinamento ma non ho mai avuto dubbi. La nazionale è troppo importante, giocare per l'Italia per me sarebbe stato come giocare per un club, non mi sento italiano, non avrebbe avuto senso né rispetto».

Lei al mondiale e Icardi no...

«Speriamo tutti e due. Loro hanno tanti attaccanti ma uno come lui non può mancare e credo che alla fine ci andrà. Ci devono essere i migliori e ci sarà anche lui».

Tranquillo, gentile, riservato. Ma se segna il gol decisivo nel derby che fa? Si scompone?

«Certo, in campo cambia tutto. Se segno impazzisco, faccio una corsa di 100 metri!».

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