La minaccia di Pogba: "Non mi accontento mai"

Il francese è già il più giovane centrocampista della storia Juve ad avere segnato tanto. Deschamps l'ha voluto contro la Spagna. Bianconero fino al 2018 e se Vidal va via...

Ha il fisico da Bronzo di Riace. E due piedi che incantano. Per Didier Deschamps, oggi ct della nazionale francese e ieri centrocampista di assoluto valore, è «un fenomeno, possiede qualità rare». Per Antonio Conte, «potrà avere un futuro strepitoso, a patto che resti umile». In sostanza: Paul Pogba, venti anni appena compiuti, ha già conquistato tutti. In Inghilterra stravedevano per lui e uno dei pochi errori commessi da Sir Alex Ferguson nella sua infinita carriera è stato lasciarlo scappare da Manchester la scorsa estate praticamente a parametro zero: sbarcato in Italia, ha fatto innamorare di sé prima lo staff tecnico juventino e poi tutti i tifosi bianconeri. Infine, la Francia: esordio nella nazionale maggiore la settimana scorsa contro la Georgia, conferma contro la Spagna campione del mondo ed elogi unanimi nonostante il cartellino rosso per doppia ammonizione. Nell'immediato futuro intravede una possibile maglia da titolare sabato contro l'Inter, in attesa magari di meravigliare il mondo anche martedì contro il Bayern Monaco.
Intanto, pure i numeri sono dalla sua: 29 apparizioni sull'erba finora, di cui 21 (13 dall'inizio) in campionato, dodicesimo bianconero sia in quanto a presenze che a minuti giocati. E cinque gol (contro Napoli, Bologna, Udinese e Siena), tutti realizzati in casa: la buttasse dentro anche alla Scala del calcio - dove il suo compagno di reparto Marchisio ha già segnato l'anno scorso - sai che libidine. Peraltro, è già diventato il più giovane centrocampista della storia della Juventus ad aver segnato tanto, dal momento che chi ha fatto meglio di lui alla stesa età (Felice Borel, Boniperti, Nicolè, Buso, Gabetto, Galderisi e Del Piero) giocava da attaccante.

È arrivato in Italia con l'etichetta di “nuovo Vieira”, ma secondo Deschamps «negli inserimenti e nel tiro ricorda Rijkaard. Però andiamoci cauti. Porta sulle spalle un numero - il 6 di Scirea - che per gli juventini significa tanto: lo sta difendendo alla grande, speriamo continui». Il suo manager è Mino Raiola, ma atteggiamenti “alla Ibrahimovic” non paiono essergli propri: quando, prima di Natale, si è presentato due volte in ritardo agli allenamenti, ha accettato senza battere ciglio la mancata convocazione per la trasferta di Pescara e chiesto scusa come un bravo bimbo. Dopo di che, si è riguadagnato spazi e campo con minime concessioni alla platea: due strisce dorate sulle tempie per «distinguermi da Balotelli», esultando come un rapper francese dopo un gol o mimando un ballo «studiato con alcuni amici». «Devo essere più cattivo, come dice sempre Conte - racconta -. Devo cercare il tiro ed essere tatticamente più attento. Non mi sono mai accontentato e mai lo farò».

Parla già un discreto italiano e anche questo è un bel segnale per chi pare destinato a conquistare il mondo e a fare cambiare anche alcune strategie del mercato bianconero: se davvero una squadra tra Bayern Monaco, Real Madrid e Psg sarà disposta a spendere una trentina di milioni per Vidal, Marotta metterà anche un fiocchetto sulla schiena del cileno e Pogba avrà il posto da titolare assicurato. Lui, Pirlo e Marchisio formerebbero così il centrocampo bianconero 2013/14: il Vecchio Professore con il numero 21, il Principino con l'8 e il Polpo Paul - appassionato di moda, maniaco di shopping e discreto cuoco - con il 6. Ce n'è di che spaventare chiunque, sia per fosforo calcistico che per vigoria fisica. Del resto, è noto che il centrocampo rappresenta la chiave di volta per ogni squadra ed è lì che la Juve domina i suoi avversari grazie a un pressing altissimo e a un'organizzazione senza eguali: la maniacalità di Conte è risaputa, poi è ovvio che bisogna anche sapere recepire determinati input. «Quando la scorsa estate è arrivato da noi - racconta Conte - Paul non era così sicuro di sé. Ha imparato in fretta, ecco».

Meriti condivisi, punto e basta. Così, mentre i suoi due fratelli maggiori Florentin e Mathias (gemelli, classe 1990: difensore il primo, attaccante il secondo) hanno appena disputato i primi minuti in una partita ufficiale con la maglia della Guinea - Paese di origine della famiglia -, Paul ha già spiccato il volo. Minacciando di dominare la scena per chissà quanto: prossimamente la Juve gli allungherà il contratto fino al 2018 partendo da 2 milioni a stagione, poi toccherà ancora a lui e a Conte alzare l'asticella. Non male, per uno che a dieci anni era ancora incerto se dare la preferenza al calcio o al tennis tavolo.

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