Minisini: «Io sincronetto non uccido la mascolinità»

Giorgio: «Su un social hanno scritto che la mia partecipazione ai mondiali è il primo passo per la legalizzazione dell'omicidio degli eterosessuali Le parole dei prevenuti mi scivolano addosso...»

In fondo basta non darci troppo peso. Perché, come ci racconta in chat Giorgio Minisini, non c'è paragone fra i mille sostenitori e alcune voci discordanti che insinuano sulle inclinazioni di questo 19enne. Il terreno è viscido, ma il due volte bronzo nel sincro misto è fin troppo maturo e paziente, alla sessualità arriviamo con calma, tutto tramite facebook. A casa Minisini il tema è noto ma in questi giorni l'euforia è tale che nulla spegne il sorriso familiare e anzi tutto fa proselitismo per questa disciplina nuova. Di cui è giudice internazionale papà Roberto, macellaio.

Dunque, nel mondo il sincronetto è lambito da sorrisi, i pregiudizi resteranno sempre e gli spifferi arrivano anche a Ladispoli, il paese laziale dei Minisini. «Un leone di tastiera (un anonimo in chat) - racconta Giorgio - scrive che la mia partecipazione ai mondiali è il primo passo per la legalizzazione dell'omicidio degli eterosessuali, il che comprenderebbe anche me… Il sillogismo è poco chiaro».

Già, esagerazioni tipiche dei social, facile ironizzare confondendo la grazia e potenza delle pose di Giorgio con l'ambiguità sessuale. «Ma il supporto - dice - è mille volte superiore ai pareri di certe persone, perciò le parole di chi è prevenuto mi scivolano addosso. Sono assurdità. Pratico dai 6 anni, dunque in 13 stagioni ne ho sentite troppe». È fidanzato Giorgio, «dall'aprile di due anni fa». Con la sincronette Eleonora Cordeschi, allenatrice giovanile.

Il duplice bronzo in realtà non è bronzeo, non è particolarmente fisicato, comunque fa da traino alla disciplina valorizzata 6 anni fa dalla medaglia mondiale a Roma di Beatrice Adelizzi. «Bea, sei la nostra dea», era lo striscione campeggiante alle gare della brianzola che a 22 anni si ritirò per laurearsi in chimica. Anche Giorgio è là in alto, dal podio (anche delle congratulazioni) non scenderebbe mai, con le sue donne, ovvero Manila Flamini e Mariangela Perrupato. Inscenano binomi sensuali e fascinosi.

In fondo vari sport sono di dubbia virilità, si pensi alle coreografie del pattinaggio artistico analoghe al piglio che Giorgio mette in acqua ma ambigue. Persino la ginnastica è talmente artistica, al corpo libero, da essere eccessivamente aggraziata. Fatto sta a certi sorrisetti Minisini è abituato. «All'inizio temevo mi prendessero in giro, qualche volta è capitato e allora mi incoraggiava Marco». Suo fratello maggiore, sincronetto, poi pallanotista. «In spogliatoio sono sempre da solo. Nelle giovanili è capitato di farmi battere da una donna, del resto le ragazze maturano prima».

Lo chiamano sirenetto, e Giorgio non impazzisce ma accetta. Si ispira all'americano Bill May, 36enne iridato a Kazan, il primo a battersi perché il sincronizzato fosse anche maschile. In acqua evita travestimenti. L'argento russo Maltsev aveva i capelli incollati e un costume simile alla giacca dell'Armata rossa, ma in teoria era un segnale di mascolinità, da contrapporre alle insinuazioni sull'effeminatezza, al culto della mascolinità e alle leggi intolleranti sui gay in Russia. Nulla comunque sgretola le certezze di Giorgio. «Speriamo solo che il misto diventi olimpico, se ne sta parlando per Tokyo 2020».

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