Montella si nasconde «E perdono Romagnoli»

Franco Ordine

Nel derby capovolto, Milan terzo e davanti all'Inter di 8 punti contro tutte le aspettative, una sorta di effetto Trump trasferito nel calcio italiano, c'è Montella che diffida in maniera sfacciata dei pronostici a senso unico e del clima che questo giochino perverso può aver creato tra i suoi. «Non siamo favoriti, non mi dà fastidio se lo dicono ma se dovessimo pensarlo davvero allora avremmo già perso la partita» è il suo avviso scaturito da un'altra, inconfessata, sensazione. Declinata con quella dolcezza che è tipica dell'eloquio di Vincenzo ma che fa temere, a lui e al suo staff, il peggio. «Non dico come ho visto la squadra anche perché spesso accade esattamente il contrario» racconta a un certo punto lasciando in sospeso il giudizio sui suoi ritrovati solo nelle ultime ore al ritorno dalle rispettive nazionali. È vero: forse è anche colpa del ko rimediato da Romagnoli per il quale Montella può finalmente dire la sua apertamente («ero in tribuna a San Siro e quando ho visto che si toccava l'adduttore e non usciva volevo fare invasione di campo; è giovane e per inesperienza si commettono certi errori, è successo anche a me, possiamo perdonarlo») senza risultare corrosivo nei confronti di Ventura e del club Italia.

Di sicuro Montella non sembra turbato dall'avvento di Pioli («temo altre cose») che è un collaudato rivale perché, come può spiegare bene il tecnico, «io e lui ci conosciamo, i vantaggi dell'Inter non sono tanto legati al cambio di allenatore, piuttosto alla partita in sé», semmai dalla previsione di una partenza pancia a terra dei neroazzurri «per trovare convinzione» o dalla garanzia che la sfida invece che decidersi tra Icardi e soci da una parte e la sua gendarmeria dall'altra sarà determinata dall'abilità con cui «sapremo marcare i rifornimenti». D'accordo il derby capovolto, con Silvio Berlusconi annunciato in tribuna («sarebbe un grandissimo regalo per me e per i calciatori»), non è da considerare decisivo ma può diventare fondamentale per trasformare, dopo l'effetto Juve, la marcia verso la zona Champions non più una piacevole e momentanea sorpresa ma una possibile impresa. Resa ancora più gratificante dallo scetticismo registrato intorno al Milan e alla sua classifica: sembra di riascoltare un motivetto in voga ai tempi di Carosello («dura minga, non può durare»). Qui Montella è ancora più tollerante. «Le critiche sono tutte legittime, le trovo costruttive e non politiche, le accetto con serenità. Penso anzi che ci possono motivare pur nella convinzione che possiamo e dobbiamo migliorare» la sua risposta per niente piccata ai tanti se e ai molti ma raccolti durante la sosta. Anche l'incontro, occasionale («eravamo nello stesso ristorante ma seduti a due tavoli diversi») con Jovetic o la battuta di Marotta su Donnarumma non può diventare motivo di incidente diplomatico. «Il mercato è lontanissimo» la risposta che allontana ogni valutazione sugli argomenti sollevati.

Gomez è pronto («deve controllarsi di più rispetto alle esperienze sudamericane») a rimpiazzare Romagnoli parzialmente recuperato e perciò convocato ma sarebbe un rischio (trasformare la modesta lesione in strappo muscolare come accadde alcuni anni fa con Thiago Silva prima della Roma) spedirlo nella mischia. Anche Bacca, a digiuno di gol da cinque turni, è sorridente nonostante Lapadula raccolga maggiori consensi trasversali. «Ha più di una chance di giocare» è la risposta di Montella. Magari in corsa per capovolgere anche il derby.

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