Il motomondo scimmiotta la F1 ma si fa male. Altro che show

Con la sindrome del fratello minore della F1 e alla ricerca ossessiva dello show, anche là dove lo spettacolo già c'era, il motomondo si è dimenticato che due ruote non sono quattro

Il motomondo scimmiotta la F1 ma si fa male. Altro che show

Con la sindrome del fratello minore della F1 e alla ricerca ossessiva dello show, anche là dove lo spettacolo già c'era, il motomondo si è dimenticato che due ruote non sono quattro. Ieri e sabato è arrivata la dolorosa e tardiva scoperta. Segno dell'approssimazione di chi organizza e dell'incosciente superficialità di chi si lascia organizzare. In molti avevano allegramente pensato che il raddoppio delle gare stagionali, da 21 Gran premi a 42 tra corse complete e sprint race, replicasse, sì, la novità introdotta (solo 6 mini-gare, però) dalla Formula 1 e riprendesse lo schema felicemente adottato da anni nella Superbike con gara-1 e gara-2. Una categoria però, la Sbk, meno estrema della MotoGp e lontana quanto a livellamento in alto di moto, piloti, talenti e interessi. Una novità, quella voluta con leggerezza dal Motomondiale, che ha sottovalutato due aspetti. Il primo: in Formula 1 sono state introdotte sei sprint race in più e non ventuno; il secondo: i piloti, in quei week end, sono stati costretti agli straordinari ma su quattro ruote e non due. Considerazione che può sembrare solo un giochetto aritmetico, ma che non lo è. Pone al contrario l'accento sull'essenza e la diversità di due sport con il rispettivo corollario di rischi legati agli stessi pericoli ma a un diverso rapporto con l'equilibrio. E, diamine, se conta l'equilibrio a 300 all'ora... Sembra una riflessione banale, sembra l'Abc del motorsport, ma qualcuno l'ha completamente dimenticato. Perché gli incidenti accadono in entrambi i mondi, mentre la differenza sostanziale è la loro periodicità. In F1, grazie a quattro ruote e abitacoli protettivi, i botti con conseguenze fisiche lievi, medie, gravi, si registrano raramente e sei mini corse in più alterano poco l'affollamento delle infermerie; in moto, per colpa delle due ruote e della mancanza di protezioni per il pilota, ad ogni Gran premio cadute ed escursioni che provochino traumi lievi o medi sono la costante.

Raddoppiando con leggerezza le gare, il risultato è quanto andato in scena in Portogallo. E visto che in molti sostengono come sia stata «divertente la sprint race», val la pena ricordare la frase dell'Ad Aprilia, Massimo Rivola: «Non c'è nulla di spettacolare nel vedere chi si fa male...».

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