Un pugnetto alzato, un sorriso accennato, un'esultanza neanche avesse vinto un Challenger. Elena Rybakina bisogna prenderla così: ha conquistato il secondo Slam della carriera, ma ha l'espressione che va ton sur ton al tennis femminile attuale. La finale degli Australian Open 2026 finisce insomma come quella del 2025: con Aryna Sabalenka sconfitta in tre set. Solo che un anno fa vinse Madison Keys e fu una bella storia. Quest'anno la kazaka di ghiaccio non è invece riuscita a scaldare i cuori della gente, anche perché il torneo ha riservato le stesse emozioni di un film d'essai siberiano.
Meglio, si spera, sarà oggi (ore 9.30, Eurosport) nello showdown tra Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. Lo spagnolo è ovviamente favorito, ma come ha capito bene Sinner con il serbo non si può mai sapere: "Dedicato a chi mi aveva consigliato di ritirarmi", ha detto Nole dopo il trionfo di venerdì, e l'uno contro tutto per lui funziona sempre. Insomma, c'è da ammirare la sua resistenza all'età e lo ha fatto anche Nadal, approdato a Melbourne per doveri di sponsor e festeggiato stasera nella Notte delle Leggende prima della finale: "È un po' che non vedo una partita dal vivo ha detto Rafa, che in Australia ha vinto due epiche finali contro Verdasco e Federer, perdendone una altrettanto epica proprio con Djokovic -: ora sono in pace con me stesso e non ho rimpianti.
Se non fosse per tutti i problemi di salute che ho avuto, sarei ancora in campo come Djokovic, ma Novak ha avuto una carriera meno complicata e quindi è stato bravo a tenere il fisico a posto. Ho un grande rispetto per lui, è un esempio positivo di impegno e resilienza. Sarò felice per lui se vincerà, ma il mio tifo è per Carlos: non ha bisogno dei miei consigli, il mio cuore è per lui".