Nelle prove tecniche troppi specialisti da battere

di Maria Rosa Quario

I l podio di Nicol Delago nella discesa sulla Saslong e la doppia vittoria di sua sorella Nadia in coppa Europa, sempre in discesa, parlano chiaro: lo sci femminile italiano va veloce verso il futuro, a differenza di quello maschile che dietro ai veterani Fill, 36 anni, Innerhofer, 34, e Paris, 29, ha al momento ben poco da offrire. Uomini e donne sono invece sullo stesso piano in slalom, purtroppo non in un attico, ma in uno scantinato, con poca luce e una ripida scala a pioli da salire per vederla. Sarei felice di essere smentita fra oggi e sabato sera dagli uomini, che correranno a Saalbach e Madonna di Campiglio, e dalle donne, in pista a Courchevel, ma i risultati fatti finora non inducono all'ottimismo. I migliori slalomisti italiani al momento sono infatti ultratrentenni un po' acciaccati (Gross e Moelgg fra gli uomini, Costazza e Irene Curtoni fra le donne), ma il problema vero è che da dietro nessuno incalza per prendere il loro posto. In realtà un giovane che molti ci invidiano lo abbiamo, si chiama Alex Vinatzer, ha 19 anni, è gardenese proprio come le sorelle Delago e ha recentemente vinto in coppa Europa, circuito dove anche altri giovani azzurri e azzurre (ad esempio Lara Della Mea, friulana classe 1999 come Vinatzer) si sono messi in evidenza proprio in slalom. Per loro il difficile è però confermarsi in coppa del mondo, l'unico palcoscenico che conta. Perché? A mio parere ci sono due ipotesi. La prima: nelle gare tecniche, slalom maschile soprattutto (dove battere Hirscher e Kristoffersen è quasi impossibile), la concorrenza è fortissima, ci sono atleti mono specialisti che gareggiano per squadre piccole e fanno allenamenti di altissima qualità. La seconda: partire con numeri alti, proprio per quanto appena detto, rende molto difficile la qualifica alle seconde manche. Per chiudere, credo che un po' meno esasperazione a livello giovanile tipica specialità italiana aiuterebbe i veri talenti ad emergere.