Nibali freccia con l'antigelo Adesso il suo Giro è perfetto

Il siciliano domina anche la cronoscalata e vince la sua prima tappa. Ultime salite spianate dal maltempo: ormai la maglia rosa è ipotecata

Nibali freccia con l'antigelo Adesso il suo Giro è perfetto

nostro inviato a Polsa

Parte come un doberman slegato dalla catena, arriva come un pallone calciato da Totti. Troppa voglia arretrata, troppa voglia di vincere una tappa, troppa voglia di cancellare l'unico zero dalla classifica personale, l'unico neo della sua travolgente corsa rosa. Il campione con l'antigelo, che nel freddo e nella tormenta sprigiona energia pulita, piomba sul traguardo ed esulta con il pugno del goleador. Pochi attimi dopo corre sul palco avvolto nel tricolore, liberando il sorriso semplice della prima comunione e del matrimonio, di Pasqua e di Natale, dei giorni più felici di una vita costruita con calma e pazienza, senza fretta e senza eccessi. Finora era il suo grande Giro, dopo la cronoscalta diventa il suo Giro perfetto.

Bravo Nibali, previdente Nibali: intuendo che i prossimi due tapponi si trasformeranno in due tappini, causa meteo, si porta subito avanti e confeziona alla prima occasione utile il proprio capolavoro. Mancava, mancava a tutti, la grande pennellata della maglia rosa: il vuoto è colmato, il cerchio è chiuso, il Giro è ufficialmente compiuto. Soltanto un Tir contromano può impedire a Nibali, il nuovo campione d'Italia, d'arrivare domenica a Brescia a festeggiare il suo grande diploma di maturità. Certo vederlo sfrecciare anche su Gavia e Stelvio (quest'oggi), oppure domare le Tre Cime di Lavaredo (domani), avrebbe un sapore particolare. Ma per tutta questa poesia è bene mettersi il cuore in pace: non ci sarà. Oggi sarà il Passo Tonale e il Passo Castrin (inedito), domani non si arriverà sulle Tre Cime. Saranno percorsi definiti "B", una lettera che dice già tutto da sola. Meglio, molto meglio arraffare la vittoria nobile e prestigiosa nella cronoscalata, in fondo la sovrana di tutte le prove, perché si va in salita e ci si va da soli. Nonostante Scarponi e Uran si difendano bene (mentre Evans va come un lumacone), in gara non c'è gara. Dominio schiacciante.

«Volevo lasciare il segno - racconta Nibali alla fine - perché un Giro senza vittorie non mi sarebbe piaciuto fino in fondo. Così mi sento a posto. E' una grande giornata, la migliore di tutte».

E' talmente avanti in questo Giro, è talmente "a posto", che già gli chiedono di andare al Tour. L'eterno sogno dell'accoppiata, il sogno impossibile. «Io ho fatto enormi sacrifici per arrivare qui in grandissime condizioni. Adesso, sinceramente, nella mia testa non c'è posto per il Tour».

Non è il caso di decidere tutto adesso, sui due piedi, appena sceso dal podio più bello. C'è anche il Mondiale di Firenze, nei sogni di domani. Bisognerà governare la fame, per non cadere nella stupida bulimia. Ma non c'è pericolo: Nibali è un riflessivo, non sbaglierà per ingordigia.

Adesso diamogli tempo. Il tempo meritatissimo di sfidare le Alpi possibili, quelle che restano, il tempo di vincere ancora, perché no, soprattutto il tempo di raccogliere lungo le strade il caldo applauso della gente. Il pubblico italiano ogni giorno di più esce di casa e scende in strada per acclamare l'imbattibile messinese del Giro On Ice, il ragazzo del sole e del mare che procede nella glaciazione con la forza di un rompighiacci. Compaiono striscioni, lenzuola, cartonati, pitture stradali, murales con il nuovo nome di moda, Vincenzo Nibali. Certo il campione non nasce qui e oggi, ha già vinto la Vuelta di Spagna, è già arrivato secondo e terzo nei Giri precedenti, è arrivato terzo all'ultimo Tour, quest'anno ha dominato le piccole gare a tappe (Tirreno-Adriatico e Giro del Trentino), ma si sa che la gente perde la testa soltanto ad un certo punto, quando un buon atleta esce dal guscio e diventa campione, quando un nome qualunque diventa un amico di famiglia. Non è un fenomeno spiegabile, è uno strano incantesimo. Un incantesimo che riesce solo alla maglia rosa.

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