Alla fine dopo una tappa piena di voli e piroette, cadute e ritiri eccellenti non può che vincere lui: Boom, nel senso di Lars, il lungagnone olandese che sulle pietre della Roubaix vola via leggero e potente e si va a prendere l'applauso di Arenberg, sede d'arrivo della quinta tappa di questo Tour carico di sorprese e di colpi di scena.
E il nostro Nibali? Boom. Nel senso che sbaraglia il campo, tra l'ammirazione generale. Non solo non perde la maglia gialla e non lascia per strada un solo secondo ai suoi diretti avversari, ma si tiene ben stretto il simbolo del primato e guadagna secondi e minuti su tutti. Boom! Nel senso di che colpo.
Se per il nostro campione d'Italia la giornata è semplicemente da incorniciare per come interpreta la tappa (arriva terzo, davanti a tanti specialisti del pavé come Cancellara e Sagans, ndr), per come la interpretano tutti i suoi compagni di squadra, per come affronta i sette settori di pavé (erano nove, ma due vengono cancellati perché resi impraticabili dalla pioggia e dal fango); per il keniota bianco Chris Froome è senz'altro da dimenticare: già caduto l'altro ieri e con un polso dolente, ieri finisce per le terre per ben due volte ed è costretto al ritiro. Boom! Nel senso delle botte.
«Che fosse una tappa pericolosa lo sapevamo tutti, e l'avevamo messo in conto un po' tutti - spiega alla fine della sua giornata di gloria Vincenzo Nibali, con sulle spalle la sua bella maglia gialla -. La pioggia però ha reso tutto maledettamente più difficile. Io ve l'avevo detto: con un po' di fortuna, me la sarei cavata egregiamente, perché io la bicicletta so guidarla molto bene. I miei compagni sono stati fantastici: Westra e Fuglsang giganteschi. Io penso di aver dimostrato una buonissima condizione e soprattutto una grande padronanza sui settori di pavé: sì, mi sono piaciuto un sacco».
Poi gli chiedono del ritiro di Froome e del fatto di aver guadagnato terreno un po' su tutti, in particolare su Contador, che ora è a 2.37": «Per Froome mi dispiace molto, e so cosa possa provare in momenti come questi - spiega il siciliano -. Io ho vissuto situazioni analoghe al Giro d'Italia e anche al mondiale di Firenze: però purtroppo cadere fa parte dei rischi del ciclismo. Gli auguro solo di rimettersi presto. Ho guadagnato su tutti? Buona cosa». Ora il polacco Kwiatkowski è a 50", Talansky a 2'05", Valverde e Rui Costa a 2'11", mentre Contador è ad oltre due minuti e mezzo: «È andata bene, ma il ciclismo è una ruota che gira: speriamo che la mia continui a girare così».
Parla da padrone della corsa, non da sbruffone. Sa che la sfida è solo all'inizio e ci sono ancora tutte le montagne da scalare, ma intanto è lì, in maglia gialla davanti a tutti. Non è molto, ma qualcosa. Ma per dirla con le sue parole: «Meglio essere inseguiti che inseguire
». Boom! Ben detto.
Ordine d'arrivo: 1. Boom (Ola) in
Nibali vero boom nella Roubaix gialla
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