Gli opposti degli azzurri. Il distratto Donnarumma. La bandiera Berardi

Gigio e le visite mediche con il Psg "rinviate". Domenico "fedele" al Sassuolo è alla svolta

Gli opposti degli azzurri. Il distratto Donnarumma. La bandiera Berardi

Sono, a detta di molti, tra gli uomini chiave di questa Nazionale. Uno gioca in porta, ormai blindata da 875' (lui vanta 14 clean sheet in 22 gare in azzurro nell'era Mancini); l'altro, con cinque reti segnati in 7 gare, è l'attaccante più prolifico degli azzurri negli ultimi otto mesi. Gigio Donnarumma e Domenico Berardi sono agli opposti e non solo per la posizione in campo. I loro destini si incrociano per la prima volta in un pomeriggio a San Siro: il primo debutta in serie A tra i pali del Milan a soli 16 anni e otto mesi, il secondo - già una settantina di presenze nel torneo dei «big» - lo beffa sul suo palo con una gran punizione. La crescita di Gigio sarà esponenziale, sempre con la maglia rossonera (quella del cuore), quella di Domenico più sofferta, con alti e bassi legati agli infortuni e al carattere.

Ma se il portiere lascerà il Milan direzione Parigi, l'attaccante ha fatto del Sassuolo la sua «comfort zone». Il divorzio di Donnarumma con i rossoneri è un finale diverso del film già visto nel 2017: il suo procuratore batte cassa per il rinnovo e Gigio trascorre un Europeo Under 21 d'inferno, con l'appellativo Dollarumma piovutogli addosso come i soldi finti lanciati dai tifosi. Stessa storia quest'anno, ma senza l'happy end: offerta monstre del Milan, pretesa ancora maggiore di Raiola e del suo assistito, separazione inevitabile. I medici del Psg, dopo l'accordo da 12 milioni a stagione per 5 anni, avrebbero già voluto essere a Coverciano per i rituali test, ma dovranno attendere l'eurogara con la Svizzera di mercoledì. Mancini non vuole altre distrazioni.

Le sirene di mercato sono tornate a suonare per Domenico Berardi, che due anni fa aveva deciso di legarsi al Sassuolo fino al 2024. Questione di gratitudine: dopo il provino fallito con la Spal, un osservatore del club neroverde gli regalargli la grande opportunità vedendolo giocare a calcetto con gli amici del fratello studente fuori sede, che lui era andato a trovare a Modena. Nel 2013 la promozione in A con Di Francesco in panchina e il rifiuto a sorpresa della convocazione per la Nazionale Under 19 per non perdere la festa del traguardo storico: nove i mesi di squalifica inflittigli per violazione del codice etico.

Entrato nell'orbita della Juve, il club bianconero lo lascia in compartecipazione al Sassuolo fino al 2015, salvo poi richiederlo due anni dopo e ottenere il no del giocatore, la cui fede interista c'entra poco. E quando le porte della Nazionale si riaprono con Conte, fa irritare il ct impuntandosi sul voler tornare a casa per un infortunio non così grave. I guai fisici e la mancata disciplina in campo non lo aiutano. La svolta vera con l'arrivo di De Zerbi a Sassuolo e Mancini in Nazionale, dove - maturato - si specializza nel ruolo di ala atipica e moderna. Titolare inamovibile per entrambi, ai quali piace la sua attitudine del mancino che gioca a destra e rientra sul sinistro: da lì può tirare, crossare, dettare l'imbucata, aprire spazi per l'avanzata del terzino. E ora il ruolo di uomo chiave azzurro insieme all'insuperabile Gigio.