Paris si prende anche il superG. Il jet azzurro non si ferma più

Splendida doppietta a Bormio: dopo la discesa, vince ancora per 1 centesimo su Mayer. E prenota le classiche

Fratelli d'Italia, l'Italia s'è desta suona per la seconda volta in ventiquattrore nel parterre della Stelvio di Bormio, Dominik Paris ascolta compiaciuto, ma non canta né si scompone più di tanto. Mameli non è il suo genere, lui preferisce il rock duro, le note scemano e lui si rimette in testa il cappellino, accenna un sorriso, alza il braccio. Domme non è tipo da esultanze plateali, ma ieri, dopo il clamoroso bis discesa-superG, il suo sorriso non lasciava spazio ai dubbi. E' felice come mai forse, e finalmente viene da dire, perché uno come lui avrebbe dovuto provare certe soddisfazioni molto più spesso. Intendiamoci, non è che finora non abbia fatto nulla, con quella di ieri siamo alla vittoria numero 11 e al podio numero 26 in coppa del mondo (senza dimenticare l'argento mondiale nel 2013), ma uno che a 20 anni si era rivelato al mondo chiudendo al 2° posto la discesa della combinata olimpica alle spalle del solo Svindal, che un anno dopo saliva sul primo podio in Coppa e incalzava sempre più da vicino i re della velocità, uno così nei suoi dieci anni di carriera avrebbe dovuto raccogliere di più.

Ma non è mai troppo tardi, e chi notando la sua completezza tecnico-tattico-fisica come velocista gli pronosticò un futuro da numero 1 ora probabilmente si compiace del suo occhio lungo. Perché se le ultime due gare hanno sicuramente segnato una svolta nella carriera di Paris, è molto probabile abbiano fatto lo stesso in quella di Aksel Lund Svindal, il discesista più forte dell'ultimo decennio, uscito davvero maluccio dalla due giorni in Valtellina, al pari del suo compagno di squadra (e spesso di podio) Kjetil Jansrud. Per carità, mai dare per finiti i grandissimi campioni, ma è apparso chiaro a tutti che le condizioni limite trovate a Bormio e così gradite a Paris, hanno mandato in crisi Svindal, bloccato sulle gambe, incapace di far correre gli sci come suo solito e quindi di attaccare per cercare la velocità. Sia in discesa che in superG il norvegese ha subito la pista, è sceso passivo sperando solo di arrivare integro al traguardo.

Tutto l'opposto di Domme, che in ogni metro della Stelvio anche ieri ha mostrato grande decisione e totale padronanza dei suoi sci, facendo ancora una volta la differenza nel tratto finale, dove ha recuperato i 33/100 che all'ultimo intermedio lo dividevano dal campione olimpico della specialità Matthias Mayer, chiudendo i conti con un piccolo ma fondamentale centesimo di interesse. All'apparire della luce verde con quel meno 001 sul tabellone dei tempi, il boato che aveva accompagnato tutta la gara di Paris è diventato assordante e lo stesso Dominik ha ammesso di aver sentito il tifo del pubblico, caricandosi. Quando gli chiedono cosa si provi dopo il bis, risponde con poche parole e un gran sorriso, facendo capire che i suoi pensieri sono già oltre. Non solo al ritorno a casa, da Kristina e dal figlio Niko di sei mesi, e nemmeno alle feste di Capodanno, ma alle prossime gare di gennaio, nelle quali si spera che le condizioni siano difficili come a Bormio, perché allora Paris si (e ci) divertirà ancora molto.

E con lui naturalmente anche Innerhofer, che ieri purtroppo si è goduto la sua gara ben poco. Al via con il numero 1 (cosa che in superG non è mai il massimo), Christof appena partito ha infilato il braccio sinistro dentro una porta andando in rotazione. Ha continuato sciando benissimo, ma sul muro finale un altro errore l'ha costretto al ritiro. La sua gara in ogni caso era già andata, peccato, perché ieri avrebbe potuto scapparci un'altra doppietta, magari con ordine d'arrivo inverso rispetto alla discesa.