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Un popolo in festa con l'animo ferito dai troppi dubbi di arbitropoli

Tifosi divisi tra gioia e una sottile paura sospesa come un caffè. E allo stadio il tam tam sulle prossime rivelazioni di Corona

Un popolo in festa con l'animo ferito dai troppi dubbi di arbitropoli
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"Scusi, ha una bandiera con lo scudetto numero 21?". La bancarella ovviamente è pronta, d'altronde il tifo è questione di fede.

Un passo indietro: poco più di un anno fa Simone Inzaghi alzava tre dita e diceva che gli obiettivi erano quattro, poi sappiamo com'è finita. Zeru tituli, poteva solo andare meglio. E infatti dodici mesi dopo ci sarebbe da far festa, ma l'interismo è come quando al pranzo della domenica manca il digestivo: resta sempre qualcosa sullo stomaco. Poi magari non è niente, ma nell'aria c'è qualcosa in sospeso come un caffè: chi vede nerazzurro si sente sull'orlo di un burrone perfino con 7 punti di vantaggio, figuriamoci se volano gli spifferi dei media. È una vita difficile, si vive alla giornata: oggi si impazzisce di gioia, ma domani?

Parliamo dell'oggi. C'è un tipo che dice di tifare Inter dalla nascita e che dalla Puglia fa sapere che li arresteranno tutti. Sì, proprio gli interisti, tipo Marotta per esempio. Lui si chiama Fabrizio Corona (vabbè): con una bestemmia esclamativa ribadisce che finiranno come Signorini (ma da quando è in carcere?). Appuntamento al podcast dell'11 maggio: la notizia gira sui social, "ma davvero?" chiede qualcuno in metro.

Poi, San Siro. Il Buen Camino è da Piazzale Lotto, immersi in un mare tendente più all'azzurro che al nero, il tifoso vero a certe cose non può neanche pensare, anche se consulta le news sullo smartphone. Arriva il pullman con la squadra seguito da un fiume di moto a clacson spianato: sale la tensione, e in Piazza Duomo c'è già gente che aspetta. Tipo una signora dell'età dell'Ambrosiana immortalata mentre sventola un bandierone: non è intelligenza artificiale, tutto vero.

"Vinceremo il Tricolor". Il primo a riscaldarsi è Dimarco, ed è giusto così: ovazione. Si accendono i telefonini sul colore delle maglie indossate sugli spalti, via alle stelle filanti, ecco le squadre: fischi all'inno della Serie A, ma è un attimo, si gioca. La Nord canta, il clima però resta da punto interrogativo fino al minuto 45. Thuram libera tutti, e allora la bandiera col 21 diventa storia, 37 anni dopo l'ultimo titolo vinto in campo e in casa: era lo scudetto di un record che resiste, questo si spera altrettanto.

E comunque c'è la finale di Coppa Italia il 13, e poi la festa già programmata il 17. In mezzo però adesso incombe pure Corona e il suo podcast dell'11, che tra l'altro è un lunedì: "Dai, magari è quello della Gialappa's".

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