Jannik Sinner e Carlos Alcaraz tornano al centro della scena. E non è solo tennis. È potere, è influenza, è soprattutto denaro. I due volti che oggi guidano il circuito mondiale, ormai ridotto a un duopolio di fatto, si ritrovano domani a Seul (diretta tv su Sky Sport e in chiaro su SuperTennis) per un'esibizione che vale molto più di una semplice passerella. Alle 8 del mattino italiane, nell'Inspire Arena, andrà in scena l'ennesimo capitolo di una rivalità che ha già superato i confini dello sport per diventare un fenomeno mediatico. Si erano lasciati 54 giorni fa, sul palcoscenico più prestigioso dell'indoor mondiale, le ATP Finals di Torino. Lì Sinner aveva imposto la sua legge in due set, proseguendo una striscia di imbattibilità al coperto che ha assunto contorni storici. Da quel momento, per l'azzurro, un'off-season da manuale: vacanze, affetti e tre settimane di lavoro intenso a Dubai. Ben diverso il percorso dello spagnolo. L'infortunio rimediato nella finale torinese lo ha costretto a rinunciare alla Coppa Davis, vinta poi dall'Italia senza Jannik proprio contro la Spagna. A seguire, il clamoroso addio a Juan Carlos Ferrero, consumato al termine di una stagione comunque straordinaria. Una separazione nata da divergenze nella gestione di un talento spesso attratto da eventi extra-circuito.
Ed è qui che il discorso si allarga. Perché Sinner e Alcaraz non sono più soltanto due campioni: sono un marchio. O meglio, un'azienda unica, la Sincaraz, capace di generare nel 2025 un fatturato complessivo stimato attorno ai 130 milioni di euro. Numeri che raccontano un divario tecnico ed economico rispetto al resto del Tour. L'esibizione di Seul ne è la conferma plastica. Accoglienza da star globali, biglietti a prezzi irreali e cachet che sfiorano i due milioni di euro a testa. Con la prospettiva di salire a tre per chi dovesse imporsi nel surreale Million Dollar 1 Point Slam di Melbourne del 14 gennaio. Prize-money superiore a quello destinato al vincitore dei prossimi Australian Open, 2.400.000 euro (nonostante l'aumento del montepremi del 16%) per 15 giorni di gare, non una manciata di giorni.
È la fotografia di un circuito che ruota attorno a due Re, che per i guadagni percepiti potrebbero anche scegliere di privilegiare esibizioni faraoniche piuttosto che gli stessi Major in futuro.
Si pensi al montepremi del Six Kings Slam di Riad, fuori portata anche per gli Slam e motivo per rinunce in tornei ufficiali nel 2025. Forfait andati di traverso a Ferrero nel rapporto con Alcaraz. Persino l'ATP ha dovuto adeguarsi, riducendo il numero di 500 obbligatori. Segno evidente che il vento sta cambiando.