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Alla prossima! Questo football con l'autotune

Il calcio non è uno sport, è una azienda che fattura, dunque abbisogna di manager preparati, in possesso di un bagaglio di informazioni e di conoscenze oltre il condominio italiano

Alla prossima! Questo football con l'autotune
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A volte, il destino. Ieri, 1 di aprile. Qualcuno avrà pensato, forse è uno scherzo, la nazionale andrà ai mondiali, al punto che circolava una notizia di un ripescaggio azzurro per errore dell'arbitro Turpin e relativa eliminazione, per condanna, della Bosnia. Balle preoccupanti. La realtà è amara, anche se i cosiddetti vertici del calcio procedono nel loro spavaldo viaggio parallelo, fatto di richieste, di privilegi con una affermazione mai chiara: "Mi sono assunto sempre tutte le responsabilità", così ha detto, con tono audace, il presidente federale. Quali responsabilità? Di avere scelto gli allenatori? Di avere programmato il futuro della nazionale? Di essere autorevole a livello internazionale, ricoprendo il ruolo di vicepresidente dell'Uefa? Ma è anche chiaro che cambiando l'ordine dei fattori il risultato non muta, perché non è solo una questione di uomini seppure sarà ormai necessario verificare la loro competenza. Il calcio non è uno sport, è una azienda che fattura, dunque abbisogna di manager preparati, in possesso di un bagaglio di informazioni e di conoscenze oltre il condominio italiano. In questo senso siamo in ritardo netto, club e governo calcistico, litigi sguaiati, interessi di quartiere, scriteriate gestioni finanziarie ma poi ditirambiche dichiarazioni di essere sempre i migliori di tutti, con 4 titoli mondiali in bacheca, un passato glorioso e un presente da vendere. Vivere di rendita non basta nemmeno ai fuoriclasse e non ne risultano. Il nostro calcio ha smarrito la propria identità, fatta di astuzia oltre che di genialità, è un calcio con l'autotune, non più vero ma artificiale e senza l'intelligenza a supporto.

Tranquilli, domani torna la sagra paesana della serie A, ariecco i fenomeni del week end, affollate le tribune autorità. Giunge notizia che Gravina Gabriele, dinanzi alla richiesta di dimettersi, abbia fatto ricorso alla frase di Churchill: "Ho presentato le dimissioni ma non le ho accettate". Alla prossima!

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