"Il Qatar non ci fa paura Mancini è sereno Piuttosto temo altro..."

Il n°1 Figc: "Ci riprenderemo il Mondiale. Ma qui troppa resistenza alle riforme. Nodo plusvalenze"

"Il Qatar non ci fa paura Mancini è sereno Piuttosto temo altro..."

Caro presidente Gravina, lei è appena tornato da Dubai con un carico di..

«Abbiamo un brand che tira, il calcio italiano e la Nazionale sono molto considerati in quella parte di mondo. Ho ringraziato il governo per la grande considerazione mostrata nei confronti del calcio italiano non per semplice dovere ma perché ha permesso di centrare un paio di risultati storici. Il primo: il provvedimento consentirà ai club di rateizzare la parte fiscale dei primi 4 mesi del 2022. Con i morsi del covid e le nuove restrizioni in materia di posti negli stadi, non è un intervento banale».

Tutto qui?

«C'è molto altro. C'è infatti una disponibilità, per la federcalcio, di 16-17 milioni di imposte che - così prevede la norma - devono essere reinvestiti nel settore giovanile e nelle infrastrutture. Poi c'è l'aspetto più autenticamente rivoluzionario: e cioè l'arrivo dell'apprendistato nel calcio italiano».

Ci spieghi la portata

«Consentirà alle società professionistiche, che sono società di capitale, di avviare alla formazione dai 18 ai 23 anni (un emendamento prossimo consentirà di partire dai 15 anni, ndr) i giovani calciatori. Gli effetti pratici sono più di uno: innanzitutto pagare imposte al 10%, valorizzare i settori giovanili e infine centrare un obiettivo etico-sociale per non alimentare più la fabbrica delle illusioni. Perciò sono entusiasta».

Dal parlamento è giunto anche l'ordine del giorno per vincolare il governo a intitolare l'Olimpico a Paolo Rossi

«Anche questo è un altro segnale da accogliere con grande favore. Non è una mia battaglia ma uno spontaneo movimento di opinione pubblica nato dalla stima, dall'affetto e dal rispetto che la figura di Paolo Rossi evoca. Non si tratta poi di cancellare l'Olimpico, se mai di aggiungere a Olimpico Paolo Rossi, cioè un pezzo di storia che serva anche da riferimento per le future generazioni».

Passiamo al bilancio del 2021: ha un aggettivo da spendere?

«Indimenticabile, ecco l'aggettivo. Questo per l'aspetto sportivo. Per quello politico invece, poiché sono molto esigente con me stesso, immaginavo che la spinta propulsiva di quel successo azzurro potesse provocare una rivoluzione culturale e sconfiggere retaggi del vecchio mondo. Così non è stato».

Da quello che si coglie è caricato come si dice a pallettoni per il 2022

«Mi faccio un augurio da solo: che diventi un anno capace di rilanciare le riforme. Con una speranza ancora più importante: che intervenga maggiore serenità nelle relazioni e mi riferisco anche alle relazioni tra i presidenti».

Ma il futuro migliore non passa attraverso la partecipazione al mondiale di novembre? Mancini si è detto preoccupato

«A me, che lo frequento abitualmente e sono stato con lui anche di recente a Dubai, non ha dato questa impressione. Roberto è sereno e consapevole della nostra forza. Non ho paura, lo ripeto: ho più paura per la resistenza alle riforme che sono uno snodo decisivo per il nostro mondo».

Col nuovo anno si è sciolto il nodo Salernitana: colpo di fortuna o altro?

«É frutto di un'indicazione chiara e coerente della Figc. A me interessava solo far rispettare le regole, esserci riusciti senza mortificare la passione dei salernitani rappresenta una grande soddisfazione. Sono felice soprattutto per loro, non meritavano l'esclusione».

A proposito di relazioni migliori: il conflitto tra Fifa e Uefa è diventato un macigno. Come si risolve?

«A me non piace questo clima e lo dico sapendo bene che sono in gioco due visioni contrastanti. Di sicuro questo conflitto non fa bene al calcio. E allora c'è una sola strada da percorrere: mettere al centro della discussione l'interesse del sistema».

In materia di riforme, presidente Gravina, è il caso di uscire dal generico

«Non è più il tempo dei ritmi lenti. Qui bisogna dare un colpo di acceleratore e puntare alle riforme dei campionati, dei format per raggiungere la sostenibilità del sistema. Saranno seguite da riforme riferite alle licenze nazionali dove rafforzeremo il sistema dei controlli».

È una risposta per mettere fine alle plus-valenze fasulle?

«Qui dobbiamo parlare chiaro. Se ci sono plus valenze illecite spetta alle autorità rintracciarle e punirle. Sul punto abbiamo allo studio 2-3 soluzioni che mettano in sicurezza il capitolo di spesa. Non dimentico che la plus valenza, nell'economia di mercato, è un traguardo per ogni imprenditore».

Archiviamo il 2021 con una immagine?

«Ripeterò all'infinito: l'entusiasmo dilagante dei tifosi, capace di trasferire alla Nazionale energie insospettate che abbiamo forse smarrito nei mesi successivi. Abbiamo bisogno di quella benzina da parte dei tifosi per riprendere la marcia».

Anche i club dovrebbero concorrere scalando qualche posizione nelle coppe europee

«Anche qui io intravedo alcuni bagliori. Non dimentichiamo che per competere con le altre nazioni bisogna aumentare i ricavi. È vero: non sempre chi ha più soldi vince, ma avere più soldi aiuta».

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