Quanto è bello distruggere se la difesa diventa un'arte

Chiellini e Bonucci ma anche Stones e Maguire. Chi meno subisce alla fine vince. E non solo nel calcio...

Quanto è bello distruggere se la difesa diventa un'arte

La bellezza del distruggere per costruire. Un teorema, un'idea che un censore del calcio difensivo, tal quale Arrigo Sacchi, non riuscirà mai a digerire. Eppure questo Europeo ci ha dimostrato che distruggere è bello, basta saper sfruttare l'arte e recapitarne i frutti agli avversari. Dicono i fatti, ed anche le statistiche, che Italia e Inghilterra hanno saputo dotarsi di difese a prova di corazza, molto più di Spagna e Danimarca, per esempio. Solo il Belgio ha imitato la compagnia (3 gol subiti, 2 dall'Italia) ma si è ritrovato contro le mani di Donnarumma ed ha sbattuto contro la roccaforte composta da Chiellini e Bonucci. Poi Barella e Insigne hanno completato l'opera. Il gioco del calcio è nato per segnare gol: questa è l'avventura. Ma diventa disavventura quando trovi chi te lo impedisce. Allora bisogna ricorrere alla strategia. L'Italia del pallone conosce l'arte da tempo, gli inglesi si stanno avvicinando. Ci hanno fatto intendere un calcio più europeo rispetto al vecchio stile: gran difesa, centrocampo cerniera, eppoi ci pensino Harry Kane e i fratelli d'attacco.

Forse non è un caso che la top 11 di questo Europeo abbia inserito al centro della difesa Chiellini e Maguire, due bulli d'area, mai domi, nella boxe si direbbe due fighters. Invece una statistica, basata su un algoritmo, abbia assegnato il posto a Bonucci e Stones. Cambiano i nomi, non la sostanza: sempre un italiano e un inglese. E non solo perché sono le due finaliste. Gli inglesi sono rimasti per 5 partite a zero reti subite, poi ne hanno incassato solo due: la prima su punizione dal danese Damsgaard in semifinale, la seconda su azione da Leo Bonucci in finale: guarda, guarda, un difensore che non detta legge solo nella sua area. Come Shaw. Noi italiani, a dispetto di tanti preconcetti, siamo abituati al difensore goleador: citiamo Facchetti, Cabrini e Maldini che tutti ricordano. Aggiungiamo: il portiere inglese Pickford ha parato due rigori come Donnarumma, nella serie conclusiva, ma uno è diventato eroe e l'altro dimenticato nel dolore seppur sia stato il numero uno meno battuto in assoluto. Insomma la palla che non va in rete è un simbolo di forza, ma solo quando completi l'opera. E se gli inglesi si sono adeguati all'idea che la difesa è il miglior attacco, il calcio nostro nel frattempo si è evoluto. Roberto Mancini non ha detto ai giocatori: giochiamo in attacco, divertiamoci, aggrediamo. È stato molto più raffinato. Ha spiegato: difendiamo in attacco anziché farci chiudere. La nostra difesa parte dal centrocampo in avanti, perché se arretriamo rischiamo di prenderle. Stessa tattica usata con la seconda esperienza all'Inter: e qui si dimostra quanto conti la bontà del materiale umano a disposizione. Dunque l'evoluzione italiana al gioco spensierato è solo una raffinata evoluzione psicologica: noi difendiamo dove gli altri pensano che stiamo attaccando. L'Italia ha subito 4 reti. E, morale della favola, segnato quella decisiva con un difensore. Stavolta ha davvero vinto la difesa. La Spagna, che fa sempre invaghire, ha tirato in porta più di tutti ma si è fatta infilare anche da pollastra. Chiellini e Di Lorenzo sono stati i top nei contrasti da dribbling. L'Inghilterra ha presentato due assetti difensivi, l'Italia è rimasta legata alla tradizione. Tanti match sono finiti ai supplementari per gol razionati. Oggi ricordiamo i grandi difensori dell'Europeo, molto meno centravanti e grandi attaccanti come Chiesa. Eppure lo diceva anche il vecchio Sun Tzu: «L'invincibilità sta nella difesa. La vulnerabilità nell'attacco. Se ti difendi sei più forte. Se attacchi sei più debole». Parlava di arte militare come fosse calcio.

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