Questo Toro è un torello arbitro dello scudetto. Ma sull'orlo del burrone

Stasera la Lazio dell'ex Immobile, sabato la Juve. Per Belotti & C. zona retrocessione a un passo

Toro arbitro. Almeno fino a sabato. Stasera la Lazio, sabato la Juventus. Partendo dal basso dei suoi 31 punti comunque sei in più rispetto al Lecce terz'ultimo e oggi primo retrocesso la squadra di Moreno Longo si appresta a guardare negli occhi le due migliori squadre del campionato. Senza poter regalare nulla a nessuno, appunto: troppo alto, infatti, il rischio di venire nuovamente risucchiati nei bassifondi, peraltro abitati dalla squadra granata durante tutto il periodo di lockdown, quando il margine si era ridotto a due punti dovendo recuperare ancora il match con il Parma.

Squadra strana, quella granata: inguardabile prima dello stop, pareva avere intrapreso la strada giusta pareggiando contro gli emiliani e battendo poi l'Udinese. Quindi, sabato scorso, il ko di Cagliari: inequivocabile, netto, con una difesa di nuovo ballerina e tanti fantasmi ad agitarsi nella testa di giocatori e tifosi. Il che, prima di 180' da brividi, non è certo la migliore delle premesse: qui però si deve ballare e qui si balla, confidando sul solito spirito di Belotti, sulla rinnovata presenza di Ansaldi e magari sulla resurrezione (calcistica) di Verdi. Uno che Cairo ha inseguito fino allo sfinimento per tutta l'estate passata, sacrificando anche il possibile accesso all'Europa League e infine strapagandolo 25 milioni, 22,5 dei quali ancora da versare al Napoli. In cambio, ha ricevuto poco o nulla: un solo gol in 23 presenze, quattro assist e vari contrattempi fisici. Da lasciarsi adesso alle spalle per garantire un po' di energia e di qualità a un Toro troppo spesso dimostratosi torello.

La Lazio per cominciare, quindi. Tuttora in lotta per lo scudetto e con Immobile appena tornato al gol, sia pure solo su rigore. Il fatto è che, quando incrocia i colori che ha vestito in due momenti diversi della sua carriera, il buon Ciro ama scatenarsi: otto reti in undici incontri, mica bruscolini. Per di più l'attuale numero 17 biancoceleste ha anche nel mirino il record di segnature in serie A detenuto da Higuain (36): per raggiungere il Pipita gli serviranno insomma 8 reti nei dieci incontri rimanenti. «Il nostro grande obiettivo resta la qualificazione in Champions - così Simone Inzaghi, stasera squalificato e quindi non presente in panchina -. Raggiunto quello, poi magari penseremo ad altro. Conteranno sia testa che gambe: senza la prima, le seconde non vanno».

Pensiero già espresso da Sarri pochi giorni fa e ribadito ai suoi anche alla vigilia del match odierno contro il Genoa: «Faremo qualche aggiustamento, ma non più di due o tre perché non possiamo permettercelo». Con Higuain ancora utilizzabile solo part-time, in attacco toccherà di nuovo a Dybala e Ronaldo. Quanto a Pjanic, «godiamocelo fino a fine stagione: non ho dubbi sul fatto che ci garantirà il cento per cento. Terminerà la carriera al Barcellona (60 milioni più 5 di bonus al club bianconero): sarà felicissimo». A Torino, come si sa, arriverà dalla società catalana il brasiliano Arthur (pagato 72 milioni più 10 di bonus). «La Juve è un grande club, ci aspettano grandi sfide», così il centrocampista. Il quale avrà come compagni sia Buffon che Chiellini, freschi di rinnovo fino al 2021.

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