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Riccardo, il ras del quartiere: il successo a un passo da casa

Il bronzo che non ti aspetti sulla pista che non c'era. Lorello, nato e cresciuto a Rho, in trionfo davanti a famiglia e amici

Riccardo, il ras del quartiere: il successo a un passo da casa
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C'erano tutti a spingerlo verso il traguardo. I genitori, i nonni, gli amici d'infanzia con cui aveva consumato sfide sulle rotelle, quando il ghiaccio era solo un'idea lontana. C'era persino JD Vance, defilato e già in uscita, quando ha capito che il miglior americano non avrebbe fatto notizia. Perché la notizia, ieri a Rho, era un ragazzo di 23 anni cresciuto nella periferia milanese che nei 5.000 metri del pattinaggio su pista lunga ha riscritto l'ordine delle cose. Terzo. Davanti a Davide Ghiotto, il più quotato, davanti alle gerarchie, davanti ai pronostici.

Un'impresa che profuma di casa, perché Riccardo Lorello il suo nome rimbalza ora ben oltre i confini della città è arrivato dove tutto è cominciato. "Gli allievi senza i maestri non vanno da nessuna parte", dice con lucidità, mentre il pubblico in arancione, accorso per spingere i propri beniamini olandesi, resta a mani vuote. Vince il norvegese Eitrem sul ceco Jilek. Ma il cuore, stavolta, batte italiano. Ne è valsa la pena, aveva scritto in un post due giorni fa. Ne è valsa la pena non ascoltare chi gli diceva che con quello sport non sarebbe andato lontano. Ne è valsa la pena allenarsi, ostinarsi, perseverare. È una storia di fatica e di fedeltà. Se da un lato Vance si è imposto sulla scena politica come la voce della periferia americana, Riccardo ha compiuto una risalita che lo ha portato da Rho ai gradini più alti della scala.

"Non pensavo alla medaglia". La dedica è tutta al padre Adriano, ex atleta delle rotelle, giudice a bordo pista davanti al figlio. È lui ad avergli indicato la strada, in un Paese dove fare il pattinatore è una scommessa quotidiana: niente piste coperte, allenamenti solo in Trentino o Alto Adige, oppure all'estero. Eppure il destino ha voluto che proprio a Rho sorgesse un palazzetto temporaneo per i Giochi, destinato a sparire. Un cerchio che si chiude. Paradossalmente, è stato il Covid a cambiare tutto. Durante il lockdown Riccardo lascia Milano e si trasferisce in Trentino. In inverno, il ghiaccio diventa casa. Nasce lo "Squalo Richi", tatuaggio e soprannome, che ieri ha morso il podio olimpico. A premiarlo, Pau Gasol. "Incredibile", sussurra. Poi pensa al suo idolo: Andrea Giovannini, compagno di squadra. "È stato un faro. Siamo una famiglia". Ed è forse qui il senso più profondo di questa medaglia: non un lampo isolato, ma il frutto di un percorso collettivo, di un movimento che cresce lontano dai riflettori.

Dopo l'oro di Francesca Lollobrigida, l'Italia del

ghiaccio scopre di avere un'anima resistente e affamata. Ragazzi che non chiedono scorciatoie, ma tempo. E che hanno tutta l'intenzione di continuare a correre, giro dopo giro, pattinata dopo pattinata, contro ogni pronostico.

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