La rivelazione di Buffon: "Ecco chi mi ha spinto a lasciare la Juve"

Il portiere non ha digerito alcune voci sul suo conto e ora ha spiegato tutto

La rivelazione di Buffon: "Ecco chi mi ha spinto a lasciare la Juve"

Gigi Buffon si racconta in una lunga intervista a Jtv, il canale ufficiale della Juventus, in cui ripercorre tanti momenti della sua vita in bianconero, non scioglie i dubbi sul suo futuro e spiega come mai ha deciso di lasciare il club torinese. Proprio sull'addio alla Juve, il portiere spiega con amarezza: "Una cosa che mi ha disturbato è stato che l'entusiasmo della squadra quest'anno è venuto un po' meno con le prime difficoltà. I veri tifosi non devono affossare la squadra alla prima difficoltà. Mi hanno disturbato anche i commenti sul mio impiego contro il Barcellona: 'Gioca Buffon perché è amico di Pirlo'. Regali non ne voglio, sentire che qualcuno dubitava mi ha spinto a lasciare la Juve. È comunque normale perchè la gente ha anche bisogno di vedere giocatori nuovi e situazioni nuove".

Un'avventura durata 20 anni esatti. Dal debutto nel 2001 contro il Venezia alla finale di Coppa Italia di due settimane fa contro l'Atalanta giocata al Mapei Stadium: "A Reggio Emilia è stato suggellato un fine rapporto con una bellissima vittoria, con grandissime scene di empatia, di amicizia e di stima, di sentimenti, tra me e i miei compagni, la gente, è stato molto bello. E' stato un addio molto sereno, l'ho vissuto con molta naturalezza, penso anche la gente. Io di base non ero juventino, ma ho scelto di essere juventino. Molti lo diventano per eredità e magari non se lo domandano neanche se sono contenti. Io lo sono diventato. E' il regalo più bello di tutti questi anni. Quella partita d'esordio la ricordo come fosse oggi, avevo una tensione come se si giocasse una finale di Champions: nemmeno nell'immaginario più felice e ottimistico avrei mai pensato di essere nel 2021 ancora alla Juve come portiere".

Alla domanda su cosa lo rende più orgoglioso di questi 20 anni, Buffon risponde così: "Non qualcosa di specifico, molti dicono la Serie B...Ma la B non è stata una penitenza per me, l'ho fatta senza pensarci troppo. Se sono stato il miglior portiere di tutti i tempi? Non mi piace fare questo discorso perchè il calcio è cambiato tantissimo, credo che alla fine nel calcio ci siano veramente tante icone, non mi piace il voler per forza trovare il più bravo. Ci sono delle icone e le icone restano uguali. Quando parlano di Pelè, Maradona, Messi, Cristiano, perché scegliere il più forte? Sono giocatori stratosferici, accontentiamoci di questo".

Quali sono state le gioie più grandi e le delusioni più cocenti? Questa la risposta di Buffon: "Il momento più felice della mia carriera juventina è stato sicuramente a Trieste, quando ho vinto lo Scudetto con Conte. Era la chiusura di un cerchio che ha dato forza alle mie scelte da giocatore. Qualche pensiero di andare via nel 2006 mi era venuto, ma poi la vita mi ha ridato tutto. Per quanto riguarda invece il momento peggiore dico Cardiff. Non per la sconfitta, ma perchè ci siamo disgretati nel secondo tempo. Abbiamo dato l'impressione di non essere competitivi al massimo livello. Mi ha fatto male, anche per orgoglio. Altra cosa che mi ha fatto male è stata l'eliminazione a Madrid. Dentro di me, durante quella partita, ero orgoglioso di essere il capitano di quella squadra. Se ho rivisto le immagini di quella gara? No. Se ho mai pianto per la Juve? Difficilmente piango per un risultato, ma posso essere triste o arrabbiato per come arriva un risultato. Nella partita di Madrid la gente deve essersi sentita orgogliosa degli uomini. Se guardavo la Juve quando ero a Parigi? No, era troppo fresca come cosa".

Infine una battuta sul futuro, ancora non chiaro: "Cosa farò adesso? Ho bisogno di staccare, non voglio pentirmi di qualunque scelta farò. Oggi sono felicissimo, posso anche smettere, penso di aver fatto abbastanza nella mia carriera".

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