Ronaldinho resta in carcere: ora è accusato di riciclaggio di denaro

Negati gli arresti domiciliari dietro il pagamento di una ricca cauzione. Dinho resta in carcere mentre prende sempre più corpo l'ipotesi di riciclaggio

Si aggrava la posizione di Ronaldinho, arrestato in Paraguay lo scorso 6 marzo per essere entrato nel Paese con un passaporto falso: adesso prende sempre più corpo l'ipotesi di riciclaggio di denaro.

Entra in una nuova fase l'inchiesta nei confronti di Ronaldinho, con la procura locale intenzionata a scandagliare la pista di riciclaggio di denaro che coinvolge Dalia Lopez, l'imprenditrice che ha invitato l'ex fuoriclasse del Barcellona e il fratello Roberto de Assis in Paraguay. Intanto il giudice Gustavo Amarilla, ha negato la ricca cauzione proposta dai legali del brasiliano (circa 1,4 milioni di euro) e ha respinto la richiesta della difesa di sottoporli agli arresti domiciliari, sostenendo che per i due indagati esiste il pericolo di fuga. A questo proposito il pm responsabile del caso Osmar Legal: "La nostra ipotesi principale è che i documenti falsi sarebbero stati usati per scopi commerciali o investimenti che non erano legali, quindi è strettamente necessario che Ronaldinho resti in carcere''.

La ricostruzione

Potrebbe non esserci dunque soltanto l'ingresso in Paraguay con passaporti falsi dietro l'arresto di Ronaldinho e di suo fratello Roberto. L'ex calciatore brasiliano, detenuto in una prigione di Asuncion da oltre una settimana, sarebbe al centro di un affare ancor più grande di un semplice transito internazionale con documenti non autorizzati.

Emergerebbe dalle indagini degli inquirenti la figura decisiva di Dalia Lopez, una potente donna d'affari che avrebbe sfruttato Dinho e suo fratello per un'operazione di riciclaggio di denaro tra i due Paesi. La donna, collegata all'associazione benefica Angel Brotherhood Foundation, grazie ai suoi legami politici con rappresentanti del governo brasiliano e paraguaiano, avrebbe messo in atto una strategia finanziaria illecita. Attualmente è ufficialmente ricercata dalle autorità dei due Paesi e la sua residenza è già stata perquisita dalle forze dell'ordine. Il ministro paraguaiano René Fernandez, che si occupa della lotta alla corruzione, a questo scopo ha sospeso l'associazione benefica, aprendo un fascicolo a carico dei vertici della fondazione.

Ronaldinho e suo fratello sono stati già interrogati dalle autorità nel carcere di Asuncion e nessuno dei due ha lasciato intendere un loro coinvolgimento consapevole nell'affare di Dalia Lopez e della sua associazione benefica: entrambi hanno dichiarato che quei passaporti fossero un regalo e che in cambio avrebbero dovuto partecipare soltanto ad un evento benefico in Paraguay. Nel frattempo le indagini proseguono per accertare la reale estraneità ai fatti dell'ex Pallone d'Oro, che in questo momento rischia una condanna a 5 anni di reclusione. Intanto in attesa di novità, Dinho si diletta sul campetto d'asfalto della prigione, deliziando gli altri detenuti con la sua innata classe. In fondo quella non l'ha ancora persa.

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