Russi esclusi. Ma è il ranking a far infuriare i tennisti

Poi dicono che i tennisti sono attaccati solo ai soldi. E invece c'è qualcosa di più, ovvero il ranking. Quella cosa che ti fa andare su e giù e che poi, vabbè, si trasforma anche in ricchi contratti con gli sponsor

Russi esclusi. Ma è il ranking a far infuriare i tennisti

Poi dicono che i tennisti sono attaccati solo ai soldi. E invece c'è qualcosa di più, ovvero il ranking. Quella cosa che ti fa andare su e giù e che poi, vabbè, si trasforma anche in ricchi contratti con gli sponsor. Ma che per uno sport che fa dell'ego il punto di forza, vuol dire praticamente tutto. Così ecco che Wimbledon, il torneo più famoso del mondo, rischia di tornare dalla pausa Covid con un'edizione ridotta, addirittura monca. Tutto dipende, si sa, dal fatto che Church Road resterà chiusa per i giocatori russi e bielorussi: decisione già nota e causata dalle pressioni del governo Johnson e della Corona. E questo ai giocatori non va giù, tanto che la scelta di Atp e Wta (le associazioni maschili e femminili) di non assegnare punti per l'edizione 2022, è diventata il via libera per esternare la possibilità di non esserci.

Cosa che tra l'altro farebbe guadagnare due settimane di riposo in vista della stagione americana. Il primo a parlare è stato Fabio Fognini («Vorrà dire che me ne vado a Formentera con la famiglia»), e non è il solo sasso in uno stagno che si sta affollando. Naomi Osaka, fuori al primo turno del Roland Garros, si è esposta: «Trovo le motivazioni nei punti e nella possibilità di raggiungere la vetta delle classifiche. Non capisco che senso possa avere giocare a Wimbledon ora». Come lei anche la collega Sloane Stephens, ma è soprattutto Cameron Norrie, il miglior giocatore britannico, quello che lascia il segno: «Se uno Slam così diventa solo una ricca esibizione, ci saranno un po' di top player pronti a rinunciare». Così, visto quel che pensano in tema Djokovic e Nadal, il caso è ormai aperto. E Wimbledon rischia seriamente di rimanere chiusa.

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