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Inter, doppio paradiso

S. Siro celebra scudetto, coppa e applaude Chivu, Lautaro & C. La festa dei 300.000 per le vie di Milano. E Marotta punge Cardinale

Inter, doppio paradiso
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L'Inter invita il Verona alla sua domenica di festa. Non lo batte, Lautaro non segna, Thuram non gioca nemmeno, i record possono aspettare. Alla fine esce un pareggino striminzito, ma non frega niente a nessuno dei 75mila spettatori che riempiono San Siro nel giorno del trionfo e ai 300mila che fanno da scorta rumorosa e festante al bus scoperto che porta in passerella per Milano le 2 coppe e i campioni del Double. È la domenica dello scudetto, un'altra: quella dell'apoteosi dopo quella dell'aritmetica. È l'arrivederci allo stadio amico, se ne riparla dopo Ferragosto.

Secondo pareggio di prestigio per il Verona, l'Inter dopo la Juventus. Nel tabellino c'è solo la squadra di Sammarco: autogol di Edmundsson in avvio di ripresa (deviazione col petto dopo colpo di testa di Bonny sull'angolo di Sucic), pareggio di Bowie a tempo quasi scaduto (lancione di Bradaric, esitazione di Carlos Augusto). Dettagli, nella domenica infinita, cominciata già due ore prima della partita, con lo show organizzato nei dettagli dalla società e proseguita a copione libero, prima sul campo, appena alzata la coppa al cielo, e poi per le strade di Milano, con arrivo del bus in piazza Duomo intorno alle 23 e poi la voglia di tutti di fare notte anziché tornare a casa.

Nella foto dello scudetto c'è anche Chivu, che aveva ritrosamente dribblato quella della Coppa Italia. "Quello è un momento dei calciatori, ma stavolta mi hanno spinto dentro", confessa divertito e zuppo, per il gavettone di Dimarco. "Le vittorie con Roma e Como sono stati i momenti chiave della stagione, perché hanno dato morale a noi e ne hanno tolto alla concorrenza. Non era scontato ricompattare l'ambiente dopo il finale della scorsa stagione", sottolinea ancora una volta il tecnico rumeno. "Dediche? Al mondo Inter e alla mia famiglia. Un po' banale, ma è quello che ho dentro in un momento bello come questo".

La domenica del Double è per qualcuno anche la domenica dell'addio, come Sommer (139 presenze in 3 stagioni, con 67 clean sheet e 2 scudetti) e Darmian (218 partite in nerazzurro, con 6 gol e 9 trofei da sommare ai 4 vinti con lo United). A entrambi Chivu riserva a metà ripresa la sostituzione-passerella. "Ho il contratto in scadenza, parlerò con club. Vedremo cosa si deciderà di fare", dice Darmian, non nascondendo la speranza di restare. "Io davvero non lo so, non ho deciso se smettere o continuare", confessa poi Mkhitaryan, cui volentieri Marotta allungherebbe un altro po' la vita nerazzurra. Uno dei parametri zero più azzeccati della storia, nelle estati in cui l'Inter (che pure già vinceva) doveva fare di necessità virtù, cioè mercati con tanta fantasia e poco denaro. Anche De Vrij potrebbe restare.

Nella domenica del Double, è proprio di Marotta il gol dialettico che sottolinea un'epoca, cioè la risposta alla curiosa annotazione di Cardinale ("non ci si può presentare alle finali di Champions e perdere 5-0"). Curiosa e coraggiosa, perché il Milan, quest'anno la Champions nemmeno l'ha giocata.

Così il presidente nerazzurro, sorriso a 32 denti: "Avrei anche una risposta ironica, ma la tengo per la prossima cattiveria. Ora gli rispondo seriamente, augurandogli il percorso fatto da noi negli ultimi sei anni: 9 titoli, 2 finali di Champions, una di Europa League". E vai a dargli torto, se ci riesci.

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