Sacchi: "Il Milan 'alunno' con l'Atalanta. L'Inter? Ecco cosa deve fare..."

In esclusiva per ilgiornale.it, Arrigo Sacchi ha dato il suo parere sull'andamento del campionato, ha elogiato Atalanta e Milan e molto altro ancora

Sacchi: "Il Milan 'alunno' con l'Atalanta. L'Inter? Ecco cosa deve fare..."

Arrigo Sacchi è stato uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio italiano e mondiale, uno dei massimi esperti di calcio, un vero e proprio innovatore. L’ex tecnico del Milan ha vinto tutto in carriera sulla panchina rossonera: due coppe dei campioni, due supercoppe europee, due coppe intercontinentali, uno scudetto e una supercoppa italiana.

In esclusiva per ilgiornale.it, Sacchi ha dato il suo giudizio sull’andamento di questo campionato di Serie A, ha speso parole d’elogio per Atalanta di Gasperini e il Milan di Pioli, di lotta scudetto e molto altro ancora:

La sconfitta del Milan contro l’Atalanta ha fatto molto rumore. Lei cosa ne pensa di questo inaspettato stop?

“Quando parliamo di Milan non dobbiamo dimenticarci che nessuno si sarebbe mai aspettato di vederlo primo in classifica arrivati a metà stagione. Stanno facendo qualcosa di straordinario. Il Milan, contro l’Atalanta, è stato come un alunno che sta passando dalle scuole medie alle superiori che ha incontrato dei professori dall’altra parte. Sicuramente le assenze e i recuperi all’ultimo minuto non hanno favorito la squadra di Pioli ma non è stato nemmeno facile perché di fronte hanno incontrato una compagine che fa della strategia e non della tattica il suo punto di forza. L’Atalanta è una delle poche squadre italiane che ha una strategia e che va oltre la nostra cultura sportiva. Basata sul tatticismo”.

In Italia l’Atalanta è l’unica ad aver intrapreso la strada giusta per quanto concerne la mentalità o ce ne sono altre che ci stanno provando?

“L’Atalanta è quella che ci prova da più tempo dato che sono quattro anni che è diventata una realtà importante del nostro calcio. Poi ci sono anche il Milan, il Sassuolo, lo Spezia. Qualche squadra sta provando a rompere gli schemi del tatticismo provando a fare calcio e giocando a pallone con idee, qualità e strategia. Quando uno stratega si incontra con un tattico vince sempre lo stratega”.

La pesante sconfitta subita dal Milan avrà ripercussioni sull’ambiente rossonero?

“Questo non so dirlo ma la cosa più importante da salvaguardare è lo spogliatoio. Gli equilibri da tenere sono sempre delicati e non vorrei che l’ingaggio di qualche giocatore in questo mercato invernale destabilizzi la squadra portando delle turbative. Qualcuno della rosa iniziale potrebbe perdere qualche certezza con l’arrivo di nuovi calciatori e mi auguro non sia così. Il Milan deve continuare sulla strada intrapresa fatta di ricerca del calcio collettivo basato sull’entusiasmo, sul gioco di squadra, sulla qualità: il tutto non deve diventare individualità e tatticismo perché si perderebbe la magia e inizierebbero a non arrivare i risultati”.

A chi attribuisce i meriti per questa stagione sorprendente del Milan?

“Pioli e la società stanno compiendo un capolavoro e che continuino a prendere i giovani dato che i due tre anziani li hanno già. Ripeto, continuino su questa strada. Il Milan ha avuto la fortuna di trovare Ibrahimovic e Kjaer che hanno dato la sicurezza a questi giovanotti che li stanno ripagando seguendoli passo dopo passo. Contro l’Atalanta hanno incontrato i maestri e dunque c’è qualche attenuante ma i meriti sono da dividere in egual modo tra la dirigenza, l’allenatore e i giocatori, è sempre stato così. Al primo posto deve sempre esserci il club e poi tutto il resto”.

Pensa che il calcio italiano sia indietro rispetto al calcio europeo?

“Il calcio è il riflesso della storia, della cultura e della civiltà e noi siamo 2000 anni che scappiamo (sorride; ndr). Siamo rimasti al passato, siamo tattici anche nella vita di tutti i giorni. Abbiamo fatto della furbizia un valore e ad essere furbo sei già nella disonestà. Nel calcio anche in generale non proviamo mai a giocare a viso aperto soprattutto in Europa. Dal 1989 al 1999 abbiamo vinto 16 trofei in Europa con le nostre squadre, dal 2000 al 2020 solo tre. Andiamo avanti più per imitazione che per cultura. Bisogna cambiare la mentalità e molti lo stanno facendo perché altrimenti si va in Europa e si prendono le bastonate. Ripeto, bisogna provare a giocare a calcio avendo una strategia ben precisa e non puntando solo sulle individualità”.

Il suo modello da seguire è dunque l’Atalanta?

“Assolutamente. Ammiriamo l’Atalanta come modello che senza svenarsi, senza fare debiti e giocando a calcio è lì in alto alla classifica di Serie A. I nerazzurri fanno onore al calcio italiano perché esprimono un calcio coraggioso, di entusiasmo e di collettività. Ora in più ci hanno aggiunto un’altra cosa che occorre del tempo per metabolizzarla a pieno: l’interiorizzazione. Li vedi, giocano con naturalezza, sanno cosa devono fare, giocano ad occhi chiusi: capisci subito che hanno un’idea di gioco ben definita”.

L’Inter avrebbe potuto agganciare il Milan e invece ha pareggiato a Udine. Cosa ne pensa della squadra di Conte?

“L’Inter è a un bivio della sua stagione: o svolta o resta nel limbo. Antonio Conte è una persona che dà al calcio la sua vita, chapeau a lui per questa ragione. Lui è una persona che cerca sempre di migliorarsi ma in questa evoluzione però deve contribuire anche il club che invece nella storia è sempre stato più portato al tatticismo, al singolo, puntando molto più che sui soldi che sull’idea. Oggi che sembra che non ci siano più denari bisogna che ci siano più idee e conoscenza. Senza di questa non ci possono essere né coraggio né innovazioni . Conte ha bisogno dell’aiuto del club e non solo a livello economico. La strada è ancora lunga ma l’Inter deve giocare più sul collettivo che sulle individualità”.

Lei si è sempre professato un grande estimatore di Maurizio Sarri. Cosa non ha funzionato alla Juventus?

“Non ha funzionato che Sarri chiedeva una cosa e gliene davano un’altra. Ha fatto male lui ad andare in quella Juventus perché non aveva giocatori congeniali al suo modo di intendere il calcio. Lui è uno stratega e negli anni a Napoli, nonostante non abbia vinto, ha fatto divertire i tifosi azzurri che lo hanno anche ringraziato con uno striscione per lo spettacolo offerto in quegli anni. . Il tatticismo richiede giocatori di una tipologia, la strategia ne richiede altri e lui alla Juventus non aveva calciatori adatti al suo modo di lavorare”.

Lei è stato uno dei più grandi allenatori italiani della storia. Come sceglieva i giocatori nelle società in cui andava?

“Quando io andavo nelle società sceglievo io i giocatori, anche al Milan è successo eccetto per un solo giocatore che accettai. Io selezionavo i calciatori in base a quattro parametri: la modestia, l’intelligenza ,l’entusiasmo e la funzionalità alla squadra. Se io chiedevo un batterista e mi davano il violinista più bravo di sempre non me ne facevo niente. Sceglievo i giocatori adatti alla mia strategia e al mio modo di intendere e di mettere in pratica il gioco del clacio”.

Chi vincerà lo scudetto quest’anno?

“Non lo so, io spero che vinca la squadra che diverte di più, che ha più coraggio, che emoziona, che non ha debiti, che gioca meglio al calcio e che ci permette di evolverci e di aggiornarci e di non essere più quelli che negli ultimi 20 anni hanno vinto solo tre titoli in Europa”.

Segui già la pagina di sport de ilGiornale.it?