Sacchi: "Il Paese non deve stare in difesa"

Sacchi commenta la situazione del Paese che sta per andare al voto e fa un paragone tra la politica e i match del calcio

Sacchi: "Il Paese non deve stare in difesa"

Arrigo Sacchi si racconta. Lui che ha rivoluzionato il calcio moderno con il Milan adesso guarda ad un'Italiache si appresta ad andare alle urne e di fatto si lascia andare ad un paragone tra le sfide sul campo e quelle del Paese: "Il calcio è una metafora molto efficace della vita. Questa è una nazione dove si disconosce il merito, dove impera la cultura del sotterfugio. Viviamo da furbetti, cerchiamo scorciatoie, espedienti. E invece servono coraggio, generosità, bellezza, idee. Sono questi gli elementi che rendono l’uomo libero. Credo che serva una vera rivoluzione culturale per trasformare l’Italia".

Poi parla del suo rapporto con Berlusconi e di quella chiamata al Milan che cambiò la sua vita e la Storia del calcio: "Considero Berlusconi un illuminato, un anticipatore dei tempi. Nel calcio non concepiva la vittoria senza bellezza, senza la qualità del gioco. Mi chiamò al Milan dopo una partita di Coppa Italia. Col mio piccolo Parma avevo fatto fuori il suo Milan, attaccando anche con i terzini. Lui era in piena campagna acquisti televisiva, stava ingaggiando Pippo Baudo e la Carrà per le sue reti...".

A questo punto l'ex mister rossonero parla del voto e soprattutto del ruolo che avrà Berlusconi in queste elezioni: "Mi viene da usare uno slogan pubblicitario: più lo spingi giù e più ritorna su. Il Cavaliere ha grandi vedute, è molto più giovane della sua età anagrafica e ha una spiccata sensibilità per i veri bisogni della gente. Politicamente lo stimo molto, una considerazione che va aldilà di amicizia e riconoscenza. Andare controcorrente in Italia non è mai facile, lui ci è riuscito e ha saputo durare nel tempo, a dispetto di chi voleva distruggerlo. Un vero fenomeno". Infine sul futuro del nostro Paese afferma: "Serve un salto culturale importante, un’operazione che ha bisogno di tempi lunghi. Siamo uno dei Paesi più corrotti al mondo, finché non capiremo che cultura e merito valgono più di ogni altra cosa, la nostra resterà una piccola Italia".

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