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Salvata dalla... Nutella. Doping, Passler riammessa

La biathleta torna alle Olimpiadi: contaminato un cucchiaio condiviso con la madre sotto cura

Salvata dalla... Nutella. Doping, Passler riammessa
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Prima il sogno spezzato, poi l'ombra, quindi la rincorsa. E adesso un ritorno che sa di liberazione incompleta. La storia di Rebecca Passler, biathleta della Nazionale azzurra, attraversa tribunali, aule d'udienza e controlli antidoping, mentre una valle intera trattiene il fiato. Il 2 febbraio, alla vigilia dei Giochi in casa tanto attesi, la sospensione: positività al letrozolo dopo un controllo fuori competizione del 26 gennaio ad Anterselva. La sostanza, inserita tra quelle proibite dalla Wada nella categoria S4.1 (modulatori ormonali e metabolici), viene rilevata nelle urine in quantità pari a 1,1 ng/ml. Per la 24enne altoatesina significa esclusione dai Giochi invernali di Milano Cortina 2026.

È un dramma sportivo, un colpo che cade su una famiglia dove l'Olimpiade era memoria e promessa visto che il padre Johann ex campione, è oggi volontario sulle piste olimpiche. L'attesa di una festa diventa choc, disperazione e poi carte bollate. Seguono i ricorsi. Il 6 febbraio l'atleta si rivolge alla Divisione Ad hoc del Tribunale Arbitrale dello Sport in sede olimpica contro Nado Italia, Wada, Fisi, Cio, Ibu e Coni. Dopo l'udienza, il Tas comunica di non avere giurisdizione. Intanto la Corte Nazionale d'Appello di Nado Italia riesamina il caso e ieri l'annuncio: viene riconosciuto il fumus boni iuris, l'apparente fondatezza dell'assunzione involontaria o della contaminazione inconsapevole. La sospensione viene rivista, la porta dei Giochi si riapre.

Al centro della ricostruzione, una colazione a casa. Rebecca rientra il 24 gennaio dalla tappa di Coppa del mondo di Nove Mesto, in Repubblica Ceca. Il giorno dopo è con la madre Herlinde. Un cucchiaio condiviso per la Nutella. La donna assume, su prescrizione medica, un farmaco a base di letrozolo (sostanza che si trova nei farmaci antitumorali) per una malattia. Secondo quanto emerso, l'atleta non era a conoscenza della terapia. La mattina del 26 gennaio il controllo allo stadio del biathlon di Anterselva, poi l'esito che cambia tutto. La vicenda potrebbe proseguire davanti al Tribunale nazionale antidoping, con eventuale passaggio al Tas di Losanna. Intanto Rebecca è riammessa in squadra.

"La positività l'ha scoperta sui social, ci vuole rispetto", ha raccontato ieri il direttore tecnico Klaus Hoellrigl, che valuterà un suo possibile impiego nella staffetta femminile di mercoledì. "Si allenerà con la squadra e poi decideremo in base a come sta fisicamente e mentalmente". Del resto, come ha detto l'atleta sottolineando la fiducia nella propria buona fede e ringraziando chi le è stato accanto, "sono stati giorni molto difficili. Ora voglio pensare al 100% al biathlon".

La partecipazione a Milano Cortina nella sua valle torna possibile. Non una vittoria annunciata, ma la linea di partenza riconquistata. Anche se con un'ombra dentro per la sua Olimpiade ormai rovinata e un'ombra fuori che ne accompagnerà la carriera.

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