Sarri avvelena la coppa. Ma Pioli vuole vincerla

Attacco all'organizzazione: "Torneo antisportivo". E il milanista pensa a campo, assenze e rinnovi

Sarri avvelena la coppa. Ma Pioli vuole vincerla

I sospetti di Maurizio Sarri, prima di volare verso Milano, sono il peperoncino che mancava a questa sfida, già di suo molto piccante. «La coppa Italia è il torneo più anti-sportivo del mondo: i sorteggi non si sa come e dove vengono fatti!», la frase che avvelena il pozzo del calcio italiano e la sfida col Milan di stasera. In Lega, senza un presidente in carica (poi si capisce perché Dal Pino si è trasferito negli Usa!, ndr) hanno letto e deciso di rispondere indirettamente facendo circolare il regolamento che prevede il percorso agevolato per le prime otto del campionato precedente e la formazione del tabellone. Forse toccherebbe al suo presidente Lotito informarlo correttamente. Nemmeno Stefano Pioli, a dire il vero, è andato per il sottile. Ma in questo caso non c'è nulla di urticante nelle sue parole sebbene si ricavi una bella stoccata a uso e consumo di coloro i quali hanno deciso di reclamare rinnovi contrattuali molto ricchi e qui l'elenco comincia da Calhanoglu e finisce con gli attuali Kessie e Romagnoli.

Ha dettato il tecnico rossonero: «Qui al Milan vige una regola che approvo totalmente: quella della meritocrazia! Bisogna dimostrare di essere da Milan, continuamente. E vale sia per me che per i giocatori». Forse il riferimento più pertinente è proprio a Kessie che dopo un campionato - quello passato - da grande protagonista, ha pensato di richiedere 4 volte lo stipendio attuale (da 2,2 milioni a 8,5) per restare ancora a Milanello. Il suo rientro dalla coppa d'Africa nel derby è stato un mezzo fiasco: mandato sulle tracce di Brozovic si è fatto portare a spasso, e solo dopo la sua sostituzione (entrato Diaz), il Milan è tornato in partita. E dall'inizio della stagione che Kessiè è in calo rispetto al precedente anno.

Con Pioli, l'anno scorso, il Milan in coppa Italia fu eliminato dall'Inter di Conte ed Eriksen nel derby del famoso testa contro testa di Ibra-Lukaku, questa volta il tecnico punta più in alto l'asticella. «Vogliamo provare a vincere» è la sua frase che sembrerebbe far pensare a una scelta strategica tra coppa Italia e campionato. E invece è solo un modo per motivare il gruppo che non ha ancora Ibra («è un leone in gabbia» la definizione per Zlatan) e che può considerare nel gruppo Tomori e Rebic dovendo decidere come utilizzarli (il difensore subito, l'altro in corsa).

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