Scelte da prima Repubblica

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N el giorno in cui una "iena" diventa presidente del Palermo, il mondo variegato del calcio, solitamente impegnato in duelli rusticani, s'é compattato per rieleggere alla presidenza della Figc Carlo Tavecchio. Ad Andrea Abodi sono rimaste le briciole. Perfino la Juventus s'é ricreduta. Nelle precedenti elezioni Andrea Agnelli aveva puntato su Albertini anche in modo irriverente, stavolta ha votato il "vecchio" che avanza. L'ex capo dei Dilettanti, che ha iniziato il suo intervento con voce tremula e a giochi fatti ha dedicato il successo al fratello malato, é riuscito nell'impresa di ottenere un'ampia maggioranza attraverso tre mosse: innanzi tutto ha portato dalla sua parte l'Associazione allenatori con la creazione di millanta centri federali e l'occupazione di altrettanti tecnici; poi ha convinto i grandi club che non potevano fare a meno di lui per il credito di cui gode in ambito internazionale con Infantino (Fifa) e soprattutto Ceferin (Uefa); infine ha rinunciato a rivedere il format dei campionati, richiesto da Malagò, con grande soddisfazione delle Leghe. A decidere i giochi é stato proprio il consenso incondizionato di Ulivieri con il suo 10%, che rappresenta anche il gap fra i due contendenti. Ulivieri come Craxi ai tempi della prima repubblica. E il parallelismo non è poi tanto blasfemo al pensiero che a capo del governo pallonaro c'è un democristiano di antica militanza come Tavecchio.

Andrea Abodi, presidente uscente della Lega B, é sempre rimasto nelle retrovie a inseguire un traguardo irraggiungibile nonostante un programma più smart rispetto a quello del rivale. Il cambiamento non piace a un mondo conservatore, per nulla incline alle novità. Il presunto voltafaccia degli arbitri con il loro 2% ha avuto un peso politico più che numerico. E ora bisognerà vedere cosa farà da grande Abodi che qualcuno vede alla presidenza della Lega di A al posto di Beretta. Più di un contentino.

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