Se Lautaro diventa l'eroe che sa come far godere il popolo nerazzurro

I tifosi l'hanno ribattezzato Laut-heros, alla greca, lui in 12' ricambia, segna i gol 100 e 101 con l'Inter e conquista l'8ª coppa tra nazionale e club. "Volevo alzarne un'altra"

Se Lautaro diventa l'eroe che sa come far godere il popolo nerazzurro
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Come dare torto al tifo interista se lo ha subito ribattezzato Laut-Heros, l'eroe detto alla greca. Perché Heroes, detto all'inglese, poco piace agli argentini per antica rivalità di guerra. E perché non Laut-Eros, il dio greco dell'amore che presuppone godimento? Comunque sia Lautaro è il predestinato del godimento nerazzurro. Ieri aveva una ragione in più: lui, l'unico campione del mondo del clan argentino assiepato sul campo (Martinez Quarta, Correa e Nico Gonzalez), voleva dimostrare di avere i gradi del campione di nome e di fatto. E Nico Gonzalez a dirgli subito: «No, oggi tocca a me». Quel guizzo da Speedy, che ha incenerito la difesa nerazzurra dopo due minuti, era il segnale della sfida, il guanto in faccia. Lautaro ha sentito il segno delle cinque dita sulla faccia, l'Inter come avesse incassato un pugno di Tyson. Però pallone e storia scelgono i loro Heroes con attenzione: Lautaro aveva una lista di precedenti da goleador della buona ventura da mettere paura. E non è detto che il finale di stagione non suggelli il curriculum. Senza dimenticare la sfida con il vero centravanti dell'Argentina: l'Alvarez che al mondiale gli ha tolto il posto e, di recente, ha regalato al City l'ultima rete che ha devastato il Real, con appena 4 minuti di presenza in campo.

Ieri Lautaro ha messo appena 12 minuti per prendersi il trono e rispedire nei sogni l'Inter, visti gli incubi ed anche gli errori di Dzeko. Due gol da Terminator con il tanto per lasciar una firma di peso al suo 100° gol in nerazzurro, 26esimo della stagione, nono nel giro di un mese. I numeri non dicono tutto ma arricchiscono la fama del Laut-Eros. Due gol di bellezza calcistica ed hanno lanciato la carica dei suoi 101: un destro silurante prima e, poco dopo, un colpo al volo di sinistro ispirato dalla vena di Barella, un altro torello della compagnia. A questo punto la carica dei 101 gol del vero Toro, il Toro di Bahia Blanca, è apparsa una allegra suonata di fanfara per il mondo nerazzurro. Del resto la Fiorentina aveva già fatto i conti con i suoi colpi, avendo incassato un'altra coppia di reti nella sconfitta di campionato per 4-3. E vedete la curiosità: ieri Lautaro non aveva la fascia di capitano sul braccio. Toccava ad Handanovic. Ma a tutti ha mostrato il suo animo da capitano: la solita storia dell'abito che non fa il monaco. E il pedigrèe ora comincia a farsi ricco: 5 coppe con l'Inter 3 con la nazionale fra le quali quella più prestigiosa, «ne volevo un'altra» dirà. Uno sfavillio di argenti di famiglia che renderanno più dolce il prossimo lunedì quando il Toro del pallone diventerà, in chiesa, il marito di Agustina che, certamente, non ha bisogno di banderillas per tenerlo a bada.

Quelle toccano agli avversari e magari a Milito, il centravanti dell'Inter Tripletara che Lautaro insegue su tutti i fronti: in quella stagione El Principe realizzò 30 gol, Lautaro è a quota 27. Il Principe segnò nelle tre finali e Lautaro, per ora, ha messo la firma in due (segnò anche in Supercoppa). Manca la terza.

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