Serie D, Barbiero ne combina un'altra: così salta tutto per aria

Pallone ancora nel caos causa pandemia di Covid. LND verso il collasso: la Lega si tira fuori e chiede ai presidenti di scegliere se fermarsi o meno. Le colpe di Sibilia e Barbiero

Il nuovo Dpcm ha chiuso metà calcio italiano. Serie A, B, Lega Pro e Serie D continuano i rispettivi campionati, mentre Eccellenza, Promozione, prima-seconda-terza categoria sono costretti allo stop, con data da destinarsi.

Ancora una volta la Lega Nazionale Dilettanti di Cosimo Sibilia e Luigi Barbiero – rispettivamente presidente e coordinatore della LND – si ritrova sul filo del rasoio, perché privo di una vera e capace rappresentanza. Spieghiamo. Nonostante il decreto ministeriale del 24 ottobre non abbia fermato il campionato dei dilettanti, a patto di giocare tutte le partite in programma a porte chiuse e totale assenza di pubblico, dal Dipartimento Interregionale è partita una lettera – indirizzata ai 166 presidenti delle società di Serie D – per chiedere loro di decidere se continuare o meno il torneo. Una sorta di votazione interna con la quale la Lega sceglie di non decidere, passando la patata bollente nelle mani delle squadre.

Due le ipotesi sul tavolo. La prima: prosecuzione del campionato nel rispetto delle disposizioni del Dpcm con autorizzazione alle società alla trasmissione delle gare in diretta (sui canali social ufficiali, con modalità però non ancora indicate…) per il periodo in cui sono previste le porte chiuse. La seconda: sospensione delle attività fino al 24 novembre (giorno di scadenza del Dpcm) salvo ulteriori e diversi provvedimenti che dovessero essere adottati.

Il tempo per decidere è poco, anzi pochissimo: la risposta dei club deve arrivare entro le 15 di domani, martedì 27 ottobre. Come fosse un vero e proprio referendum il quorum è stato fissato al 75%. Con un asterisco: se 111 società su 166 sceglieranno l’opzione B, allora la Serie D si fermerà. Se invece non sarà raggiunto il 75% di partecipazione, la LND proseguirà “normalmente”.

Capito? Con questo escamotage Sibilia e Barbiero si tirano fuori e chiedono ai presidenti di scegliere se continuare o meno. Che senso ha questa mossa?

Qualcosa non torna. Nello stesso giorno in cui ai presidenti di Serie D è arrivata la missiva, il presidente Sibilia batte i pugni sul tavolo e lancia l’allarme: "Sono stati annunciati nuovamente degli aiuti alle società sportive: mi auguro che almeno stavolta le parole si traducano in atti concreti. Altrimenti sarà la morte di migliaia di realtà dilettantistiche, con buona pace di chi, come la Lega Dilettanti e le società stesse, ha fatto di tutto per garantire la ripresa dello sport di base dopo il lockdown, mettendo a disposizione ingenti risorse economiche e compiendo ulteriori sacrifici. La misura adesso è colma e qualcuno dovrà prendersi la responsabilità di un disastro annunciato, invece di continuare a lanciare numeri e fare proclami come se il calcio a cui pensare fosse solo quello di vertice". Per quale ragione, allora, il suo braccio destro Barbiero ha lanciato il referendum che deciderà il destino della Serie D? Come dicevamo, qualcosa proprio non torna...

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