Setterosa niente finale, oggi ci provano gli uomini

Il Setterosa viene sconfitto in semifinale ai rigori dall'Olanda, rinviando per l'ennesima volta la finale iridata raggiunta 12 anni fa a Barcellona. Domani le nostre portacolori si giocheranno il bronzo nella finale del terzo-quarto posto contro l'Australia, battuta 8-6 dalle campionesse olimpiche degli Usa.

Il match delle ragazze di Fabio Conti parte subito in salita, a causa dei tanti errori in attacco nei primi 16 minuti: a fine primo tempo si contano ben cinque legni colpiti (di cui uno su rigore) dalla squadra capitanata da Tania Di Mario. Nella quarta frazione, sotto di tre gol, le azzurre sono protagoniste di un'incredibile rimonta, ma la lotteria dei rigori purtroppo non ci favorisce come era già accaduto lo scorso anno agli Europei di Budapest.

Stasera il Settebello affronta in semifinale la Serbia (ore 20.45), in un match che mette in palio non solo l'accesso alla finale ma anche la qualificazione automatica ai prossimi Giochi di Rio 2016. «Adesso viene il bello – commenta il ct Sandro Campagna -. Con una vittoria nelle prossime due partite siamo alle Olimpiadi». Tempesti e compagni, che ai quarti hanno sconfitto per 8-7 i campioni mondiali uscenti dell'Ungheria, partono leggermente sfavoriti anche contro i Serbi. «Contro i magiari abbiamo giocato una bella partita, di testa e di cuore. Non è stato facile recuperare per due volte lo svantaggio di due lunghezze, ma la squadra ha mantenuto il suo piano partita. Abbiamo preso gol solo in inferiorità numerica e una volta sistemata quella, la partita è girata sul nostro binario».

Di sicuro, la Serbia avrebbe preferito non affrontare la nostra nazionale, sebbene sotto il punto di vista tecnico sia superiore rispetto a qualsiasi altra formazione presente a Kazan. Ne è convinto il difensore della Pro Recco Massimo Giacoppo: «Se affrontiamo la partita con la stessa concentrazione avuta contro l'Ungheria possiamo giocarcela. Si dice che in passato i serbi abbiano sofferto molto con noi, hanno patito i nostri schemi, il nostro modo di giocare. A loro piace il contatto fisico mentre noi siamo più dinamici. Facciamo quello che a loro non piace».

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