Il signor giudice fa paura ma le farfalle ci riprovano

Le ragazze della ginnastica ritmica in gran forma come a Pechino, quando furono penalizzate nei voti

nostro inviato a Londra

È che poi ci si dimentica. Si parla di lui, si parla di loro a caldo, si dicono le peggio cose sventolando il lasciapassare dell'onda emotiva provocata dall'ennesimo giudizio-sopruso che rovina tutto quando tutto poteva essere bronzo, argento e oro. E poi si scorda tutto. E poi non si fa niente. É che sul giudice e sui giudici dello sport non ci si scaglia mai in via preventiva, bensì a cose fatte. Quando il bronzo è ormai diventato legno, l'argento bronzo, l'oro argento e a dominare la scena non sono le facce di bronzo di questi magistrati in tuta ma quelle rigate di sudore e lacrime degli atleti beffati. Per cui Signor giudice le stelle sono chiare per chi le può vedere, cantava una canzone, cantava Vecchioni. Solo che le stelle, qui all'Olimpiade, qui a Londra, là a Pechino 2008, laggiù ad Atene 2004, le stelle sono ed erano chiare, chiarissime ma, Signor Giudice, che diamine, Lei non le vede mai.

È che la preoccupazione è palpabile. Le nostre ragazze farfalle della ritmica hanno il terrore che Lei, Signor Giudice, Lei si diverta a strapparle di nuovo via le ali. Oggi si giocano l'oro. Se lo rigiocano dopo che a Pechino le pugnalò per far felici i padroni di casa e russe e bielorusse. Signor Giudice, nel 2008 Lei andò ad abbracciare le atlete dopo il podio, ma non si vergogna? «Mi domando come i giudici non abbiamo visto questi errori madornali, è uno scandalo» disse all'epoca la ct Emanuela Maccarani, non arrabbiata, piuttosto infuriata nera. Oggi Elisa Blanchi, Elisa Santoni, Romina Laurito, Anzhelika Savrayuk, Marta Pagnini e Andreea Stefanescu, reduci dal secondo posto in qualifica dietro le russe, hanno tutto per giocarsi tutto. Le stelle sono loro, si possono vedere, tenga gli occhi aperti Signor Giudice.

È che ci scusiamo con Lei d'importunarla così cantava la canzone, è che nelle foto veniamo sempre così così cantava Vecchioni, è che gli altri giorni parlano chiaro Signor Giudice. Nelle foto i nostri atleti sono venuti così così. Per esempio Matteo Morandi che per grazia del Signore degli Anelli ha per lo meno acchiappato il bronzo, ma doveva essere argento tutta la vita perché il brasiliano a luci rosse, Nabarrete Zanetti, questione di video e onanismo di squadra, suvvia, non era oro. Però il Brasile ospita i prossimi Giochi e Signor Giudice… in fondo siamo uomini cosi così cantava la canzone, cantava Vecchioni.

È che «io invidio gli sport dove c'è un cronometro che giudica, dove c'è il fotofinish e non ci sono questioni» dirà il ct dei ginnasti Maurizio Allievi, felice per il bronzo del suo ragazzo ma triste per essere stato di nuovo pirlato, come in Cina con Andrea Coppolino, anche lui agli anelli, argento diventato bronzo e diventato legno per far largo a un cinese e un ucraino. Mica bello. É che l'altro giorno uno scricciolo di ragazza come Vanessa Ferrari è arrivata terza pari merito con una russa facendo esercizio più difficile e per la verità uguale uguale come esecuzione alla romena d'argento. Però Signor Giudice, per Lei era quarta. Nonostante le abbia persino fatto fare l'antidoping come per le prime tre tanto era consapevole che fosse terza. Non si fa, non è bello. Poi succede che ci prendete gusto. Come nei tuffi, un altro sport schiavo delle valutazioni. Tania Cagnotto non fa la gara della vita ma fa gara di bronzo e però non è bronzo «perché l'ultimo tuffo era buono, perché sarebbe bastato che un solo giudice mi avesse dato mezzo punto in più e ora avrei la medaglia al collo».
È che avanti così prima o poi accadrà come ad Atene 2004, accadrà che un nuovo Chechi indichi al pubblico il vero vincitore come fece allora ignorando l'oro, guarda caso, del greco Tampakos e applaudendo il bulgaro Jovtchev. O che 10mila persone blocchino la gara, all'epoca fu quella della sbarra, oro al nostro Cassina, perché insultate dal punteggio basso dato al russo Nemov. Ricorda Signor Giudice? Fu costretto a rivedere il voto. Avanti così accadrà che prima o poi il pubblico occhi grandi e che vigila, prima o poi fermerà l'intera gara e niente medaglie. Per cui, oggi, Signor Giudice, Lei certamente farà quello che è giusto per noi che ci fidiamo e continuiamo a vivere cantava la canzone, cantava Vecchioni. Noi che ci fidiamo però… noi in 10mila vigileremo.

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