Tifoso e simbolo, quando il calcio era anche bandiera: dici Zenga e pensi Inter, sempre. Ci stanno eccome due chiacchiere con lui sul 21° scudetto nerazzurro.
Sorpreso?
"Sì, confesso. Potrei fare il fenomeno e dire che avevo previsto tutto. E invece no. Dopo quello che è successo l'anno scorso, pensavo che potesse qualificarsi per la Champions, non che potesse vincere con così tanto margine".
Più merito dell'Inter o demerito degli altri?
"Non guardo mai a chi sbaglia, ma a chi fa le cose giuste. E l'Inter le ha fatte tutte. Ha vinto per la sua forza, la sua continuità".
Come si spiegano i derby persi e le difficoltà con Napoli e Juve?
"Un caso, ma nessuna tragedia: l'Inter ha perso delle partite, ma non è mai stata dominata da nessuno, nemmeno in Champions League. Le partite vanno così: pali, traverse, rigori sbagliati. In campionato conta la classifica: firmerei per vincere sempre lo scudetto e lasciare i derby al Milan".
I meriti di Chivu?
"Tanti, ma allargherei il discorso dei meriti al suo staff. Si è scelto un secondo come Kolarov, uno deciso, capace: si vede. Si è tenuto il tattico che c'era l'anno prima. E poi preparatori, medici. L'allenatore è quello che ci mette la faccia, ma ha vinto tutta l'Inter: quella nuova e un po' anche quella vecchia".
L'avvio non è stato semplice.
"Tutt'altro. Le due sconfitte con Udinese e Juventus arrivavano dopo le batoste della scorsa stagione. Al Mondiale per Club, l'Inter sembrava molto in difficoltà. Cristian è stato bravo a credere in quello che stava facendo. Io, per esempio, dopo l'Udinese ipotizzavo anche un cambio di sistema, i giocatori c'erano, per farlo. Ha tenuto duro, è andato dritto e ha vinto. Bravo".
La concorrenza, il Napoli per lo meno, lamenta guai grossi dagli infortuni.
"Perché, l'Inter non ne ha avuti? Lautaro, Dumfries, Calhanoglu, Thuram, tutti giocatori essenziali. Tutte le squadre hanno avuto problemi e non è neppure vero che oggi ci si fa più male di prima. Io sono stato operato più volte alle ginocchia. Il calcio è anche infortuni, purtroppo".
Accennava alla Champions League. Quella resta una macchia che abbassa il voto alla stagione?
"Perché le altre nostre squadre cosa hanno fatto in Europa? Lascerei perdere l'argomento. Voti non ne do, mai stato bravo a scuola. Vincere è importante, ma non è tutto. Sennò dovremmo dire che la scorsa stagione era stata negativa".
Invece: è stata migliore o peggiore di questa?
"Paragoni non se ne possono fare: calendari, partite, giocatori differenti. Certo se l'Inter vincesse anche la coppa Italia, con 2 trofei il giudizio su quest'anno sarebbe ancora più positivo".
Ha pensato alla fortuna di Sommer: 3 stagioni e 2 scudetti? Lei, che ha giocato una vita nell'Inter, uno solo. Come Handanovic, peraltro. L'unico portiere con più presenze di lei in nerazzurro.
"In inglese fortuna si dice luck, ma LUCK è anche l'acronimo di Labor Under Correct Knowledge: se non lavori bene la fortuna non arriva. E Sommer è tutta la vita che lavora benissimo".
Da portiere su portiere: l'anno prossimo Pep Martinez può fare il titolare dell'Inter?
"Questo deve saperlo l'Inter. Io non lo vedo allenarsi, non lo conosco, non so che personalità abbia. L'ho visto dal vivo solo contro il Como e ha giocato molto bene, ma non basta una partita per esprimere un giudizio, soprattutto su un portiere".
Sempre da portiere: chi vorrebbe vedere nella sua porta?
"Faccio 3 nomi, secondo me dove si pesca si pesca bene.
Vicario ha l'esperienza di 2 anni in Premier League. Carnesecchi sta giocando molto bene in una grande squadra, perché l'Atalanta ormai è una grande squadra. E poi Caprile, che ha meno esperienza degli altri, ma anch'io quando debuttai nell'Inter ne avevo poca".