Tecnologia e batticuore. L'Inter torna pazza e ferma l'ex Spalletti

Napoli ribaltato con Var e goal line technology. Poi la sofferenza nel finale. Per Osimhen ko choc

Tecnologia e batticuore. L'Inter torna pazza e ferma l'ex Spalletti

Finalmente Inter, una vittoria da campioni. Napoli battuto di misura (3-2) e classifica improvvisamente più corta. Nerazzurri in festa e a soli 4 punti dalla coppia di testa, caduta contemporaneamente e per la prima volta nella giornata numero 13 (per chi ci crede...). La colpa è aver concesso al Napoli di riaprire una partita già chiusa. Il merito di averla vinta ugualmente, nonostante la sofferenza palese negli ultimi soffertissimi 8 minuti di recupero concessi dal modesto arbitro Valeri. Buon segno per Inzaghi, alla vigilia della partita con lo Shakhatar, che può garantirgli anche la qualificazione agli ottavi di Champions. Segno di condizione e buona sorte, che non guasta mai.

L'Inter parte piano, ma non sembra una scelta. È piuttosto Spalletti che ordina l'aggressione alta sui difensori nerazzurri, piazza Zielinski nell'ombra di Brozovic e giganteggia in mezzo al campo con Ruiz e Anguissa, contro i quali la sofferenza iniziale di Barella e Calhanoglu è palese. Il gol di Zielinski prima di metà tempo è l'ovvia conseguenza del comando napoletano: Barella lamenta un fallo di Zielinski, che gli ruba palla e serve Insigne, bravo a ridargliela col giusto tempo. La disattenzione di Brozovic consente al polacco di prendere persino la mira e di battere Handanovic.

Quello che l'arbitro toglie (forse) all'Inter sul gol del Napoli, lo rende poco oltre con gli interessi (e il Var): prima, da pochi metri e a campo aperto, non fischia il mano di Koulibaly sul tiro ravvicinato di Barella, poi richiamato al video si corregge e punisce l'intervento del senegalese, che peraltro non sembra occupare col braccio colpevole una porzione di spazio supplementare al suo corpo. Calcia Calhanoglu e come nel derby non sbaglia.

L'Inter diventa poco alla volta padrona del campo, non che per farlo debba cambiare qualcosa. È il Napoli che semplicemente si spegne col passare dei minuti. Anguissa e Zielinki recuperano meno palloni, le punture di Osimhen sono sempre meno velenose, Insigne e Lozano si nascondono e la supremazia dell'Inter porta all'ovvio ribaltamento già prima dell'intervallo. Gran colpo di testa di Perisic sull'angolo di Calhanoglu: l'arbitro aspetta la segnalazione della goal line technology sul suo pc da polso prima di stabilire che la respinta di Ospina arriva a pallone già in porta.

In avvio di ripresa, violento e fortuito scontro testa contro testa tra Osimhen e Skriniar e nigeriano ko: fratture multiple scomposte dell'orbita e dello zigomo sinistro. Notte in ospedale e poi operazione, tegola pesantissima per Spalletti e il Napoli. Sembra un segnale e in realtà lo è: il Napoli subisce in contropiede il gol del 3-1 che di fatto chiuderebbe la partita. Volata di Correa, gran palla per Martinez e Toro in gol dopo 50 giorni. L'esultanza sua e dei suoi compagni per lui, dimostrano quanto il digiuno sia stato sofferenza.

Complici Brozoviz e Bastoni, un destro velenoso di Mertens da 20 metri pesca Handanovic fuori porta, riapre la partita per l'ultimo scorcio batticuore. L'Inter soffre, per una volta la girandola di sostituzioni sembra averla mandata in confusione e indebolita, ma resiste, scampando col fiatone, un miracolo di Handanovic e l'errore incredibile di Mertens, l'ennesima rimonta. Così l'unica macchia sulla vittoria sono i cori discriminatori della curva contro i napoletani.

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