Il tifoso scrive insulti sui social del club? Scatta il "daspo digitale"

Le società di Serie A in prima linea per arginare il fenomeno della diffamazione online sui loro canali social. Da quest'anno i club potranno negare ai tifosi l'emissione del biglietto o bloccare l'abbonamento. E non è finita qui

Tifosi di Serie A dall'insulto facile, attenzione a ciò che scrivete sui social. Da questa stagione viene introdotto il cosiddetto "daspo digitale". Chi sarà scoperto a scrivere su Facebook, Twitter e Instagram insulti ai limiti della diffamazione, potrà essere sanzionato dal proprio club con un richiamo ufficiale e, nei casi più gravi, con la mancata emissione del biglietto o l'abbonamento bloccato. È il risultato dell'applicazione della seconda fase del protocollo d'intesa sulla fruizione degli stadi di calcio, sottoscritto nell'agosto 2017 da Figc, Governo, Coni e le Leghe di professionisti e dilettanti, a cui ha fatto seguito un regolamento attuativo. Un pugno di ferro contro i tifosi verbalmente violenti. Ma gli ultras attaccano: "È censura", dicono.

Dopo il DASPO vero e proprio (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive) e il daspo urbano, è il momento del daspo digitale. Si tratta di uno strumento con cui, a partire dalla stagione 2018/2019, i club potranno sospendere o revocare (a seconda della gravità) l'accesso allo stadio ai tifosi che violeranno il regolamento dell'impianto, sia che essi siano in possesso dei biglietti per la singola partita, sia che siano titolari dell'abbonamento stagionale. In realtà non è un daspo vero e proprio, trattandosi di un atto adottato unilateralmente dalle società sportive, diversamente dal daspo classico (emesso dal questore).

La chiave di tutto è il Supporter Liason Officer. Si tratta di una figura professionale inserita nell'organigramma delle società, chiamata a monitorare i commenti scritti sui canali ufficiali da parte di tifosi o semplici haters, i cosiddetti odiatori del web. L'entità della sanzione dipenderà dalla gravità degli insulti: si andrà dal semplice richiamo fino al blocco dell'abbonamento. Una strategia, questa, avviata nel 2017 con la sottoscrizione di un'intesa finalizzata al "miglioramento complessivo dei dati sulla sicurezza in occasione di eventi calcistici, dell’adozione di una disciplina che responsabilizza e professionalizza figure centrali come lo steward ed il supporter liaison officer (SLO), e dell’adeguamento agli standard europei dei criteri infrastrutturali nei campionati professionistici", come si legge in una nota ufficiale della Figc. Ma a qualcuno non va giù.

Negli ultimi giorni, diverse tifoserie italiane si sono scagliate contro i "codici di comportamento" adottati dai vari club. Codici che valgono non soltanto per il web, ma anche della fruizione allo stadio dell'evento calcistico. Per esempio, come scrive ilsitodiFirenze.it, il codice di comportamento dello stadio Franchi stabilisce vari divieti (travestimenti, azioni di danneggiamento di persone o cose, intimidazioni, coercizioni, insulti, provocazioni e qualsiasi atto aggressivo, compresi i cori). Stessa cosa per il codice di comportamento in vigore allo stadio Luigi Ferraris di Genova dove - scrivono gli Ultras Tito Cucchiaroni della Sampdoria - i tifosi potranno essere puniti per "reati" come volantinaggi non autorizzati dalla società, cambio di posto o occupazione di un posto diverso da quello assegnato dal biglietto e "se ci si confronta con i sostenitori delle squadre avversarie con volontà di sopraffazione (quindi basterebbe il coro: 'Vogliamo vincere!', per far scattare il codice)".

Insomma, secondo i tifosi più "caldi" sarebbe a rischio la libertà d'espressione. Probabilmente, come sempre, la verità sta in mezzo. Ma la sensazione è che, a questo punto della storia, sarà molto difficile tornare indietro.

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